Accordo Cisl ER-Comunità Papa Giovanni XXIII per reinserimento lavorativo vittime violenza e tratta

59

“Uscire dalla violenza, ripartire dal lavoro”. È questo l’obiettivo e il titolo dell’intesa sottoscritta oggi tra l’associazione Comunità Papa Giovanni XXIII e la Cisl Emilia-Romagna con cui il sindacato mette a disposizione la propria rete di sportelli lavoro per favorire il reinserimento lavorativo delle donne vittime di tratta e violenza.

Gli sportelli lavoro Cisl sono undici in Emilia-Romagna (è attivo anche a Modena, a palazzo Europa) e offrono un servizio di accompagnamento al lavoro: vengono strutturati percorsi di consulenza, ricerca di occupazione, promozione dei tirocini e formazione mirata all’inserimento lavorativo.

«L’inserimento nell’ambito lavorativo è di certo una delle più importanti misure di protezione e assistenza a favore di tutte le vittime di violenza – afferma Orietta Ruccolo, componente della segretaria Cisl Emilia-Romagna – Per questo vogliamo offrire il nostro aiuto, soprattutto in un contesto, come quello attuale, assai difficile, soprattutto per l’occupazione femminile.
Negli ultimi due anni, a fianco dei servizi già noti, come patronato e Caf, si è aggiunta la rete degli sportelli lavoro Cisl. Ora noi vogliamo mettere questa rete a disposizione dei bisogni che la comunità Papa Giovanni XXIII vorrà segnalarci».

La collaborazione parte dal 2017, quando la Cisl Emilia-Romagna ha aderito alla campagna, tuttora attiva, per la liberazione delle donne vittime di tratta e sfruttamento “Questo è il mio corpo”, promossa dalla Comunità Papa Giovanni XXIII.
«Il nostro impegno è continuato nel tempo – aggiunge Elisa Fiorani, del coordinamento donne Cisl ER – come ad esempio con il sostegno, in partnership con la Cisl Romagna e la Cisl nazionale, del cortometraggio “Ballerina”, opera che racconta il viaggio di una giovane prostituta dal momento in cui viene rapinata e lasciata in strada da un cliente».
L’inclusione lavorativa è una parte fondamentale di un percorso interiore riabilitante per aiutare le donne vittime di sfruttamento. Raramente le donne di origine straniera e le vittime di tratta hanno chiara la struttura economica del nostro Paese, non si sono mai sperimentate in un lavoro e soprattutto non ci hanno provato in Italia.

«Spesso ci sono enormi barriere linguistiche e culturali da dovere superare – dichiara Caterina Ghiozzi, referente generale antitratta dell’associazione Comunità Papa Giovanni XXIII -Per questo emerge il bisogno di attivare percorsi formativi e tirocini ad hoc per ognuna di loro, in modo da accompagnarle a riscoprire le proprie abilità e capacità per rimettersi in gioco in contesti sani».
Nel 2020 in Emilia-Romagna la Comunità Papa Giovanni XXIII ha assistito e sostenuto 155 donne di 24 nazionalità diverse. Si tratta in particolare di donne vulnerabili, quali migranti vittime di matrimoni forzati, tratta, torture, sfruttamento della prostituzione, ma anche donne disabili, con patologie psichiatriche o problemi di dipendenze.

Il 60% delle assistite ha meno di trent’anni e il 46% ha la cittadinanza italiana.
Presente su tutto il territorio regionale (Modena compresa) con case famiglia, famiglie affidatarie, case di accoglienza per adulti, comunità terapeutiche, unità di strada e sette helpline per le richieste di aiuto, l’associazione gestisce anche l’ambulatorio medico ‘La Filigrana’ di Rimini in cui offre un supporto psicologico e visite ginecologiche.