Modena – Casa delle donne: presentata la Carta degli intenti e intitolazione sala conferenze a Renata Bergonzoni

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Per la dedica la scelta simbolica dell’8 marzo, col sindaco Muzzarelli e l’assessora Baracchi: “La pandemia pesa soprattutto sulle donne e ha aumentato le diseguaglianze, specie sul lavoro”

Nel giorno dell’8 marzo, scelto come data simbolica, la sala conferenze della Casa delle donne di Villa Ombrosa a Modena è stata intitolata a Renata Bergonzoni, avvocata e politica impegnata per la difesa dei diritti delle donne, scomparsa nel 2007 e tuttora punto di riferimento per le associazioni che costituiscono la Casa delle donne. L’intitolazione vuole ricordare l’appassionato impegno di Bergonzoni “in ambito sociale, politico, culturale e professionale per l’affermazione della libertà, della parità, dell’autodeterminazione delle donne e del rispetto tra i generi e contro ogni discriminazione e pregiudizio”. Alla cerimonia, svolta nel rispetto delle norme anti Covid-19, hanno partecipato il sindaco di Modena Gian Carlo Muzzarelli, l’assessora alle Pari opportunità Grazia Baracchi e Giovanna Zanolini, presidente della Casa delle donne. Da remoto sono intervenuti il presidente della Regione Stefano Bonaccini e, tra gli altri, il presidente di Fondazione di Modena Paolo Cavicchioli e il prorettore di Unimore Gianluca Marchi.

“Celebriamo un 8 marzo diverso e difficile – ha sottolineato il sindaco – con l’aggravante della zona rossa, che rappresenta un peso aggiuntivo per le donne. Il Covid-19, poi, ha aumentato e reso più evidenti le disuguaglianze di lavoro, sociali, di genere. Il nostro compito, ora, è costruire insieme la ripartenza disegnando una prospettiva di cambiamento”.  Sul tema delle diseguaglianze e di una parità ancora da venire, anche dal punto di vista salariale, si è soffermata la presidente Zanolini, mentre l’assessora Baracchi ha ribadito che “le attuali chiusure dei servizi, per quanto necessarie, ricadono soprattutto sulle donne che si trovano a dover ricoprire allo stesso tempo i ruoli di lavoratrici, mamme e anche insegnanti, con un carico importante di responsabilità e fatica”. Per questo l’assessora ha rivolto un appello al governo a ripristinare rapidamente i congedi parentali, “che non avrebbero dovuto mai essere sospesi: è necessario che le politiche abbiano una visione al femminile”. Nel suo intervento, il presidente Bonaccini ha fatto riferimento al Recovery, rimarcando “l’esigenza di riforme di genere, più servizi e più politiche a sostegno delle famiglie”.

Tutti hanno sottolineato con un applauso l’intitolazione dello spazio a Renata Bergonzoni, nata a Mirandola nel 1935, laureata in Giurisprudenza nel 1958 e, nel 1961, una delle prime donne iscritte all’Ordine degli avvocati di Modena. Fu consigliera comunale eletta nel Pci, prima a Mirandola (1961-1970), poi a Modena (1970-1980), dove fu anche assessora ai Tributi (dal 1970 al 1973). Dal 1966 al 1970 è stata presidente dell’Arci provinciale; per l’Udi, a cui fu iscritta dagli anni 50, divenne negli anni ’90 presidente della Cooperativa Libera Stampa, editrice della rivista “Noi Donne”. Nel suo impegno con le associazioni femminili è stata socia fondatrice della Casa delle Donne contro la violenza (1990), del Centro Documentazione Donna (1996) e dell’associazione Differenza Maternità (2000). Fino alla morte, nel 2007, ha presieduto l’associazione Gruppo Donne e Giustizia (dal 1998) e la Federazione Casa delle Donne di Modena (dal 2002).

L’iniziativa a Villa Ombrosa è proseguita in streaming con la presentazione della Carta degli intenti della Casa delle donne che unisce tutte le associazioni che la compongono: Casa delle donne contro la violenza, Centro documentazione donna, Differenza maternità, Donne nel mondo, Gruppo donne e giustizia, Udi. La Carta ha l’obiettivo di rendere visibile e rafforzare il segno del pensiero e dell’azione delle donne nella comunità modenese.

La Casa delle donne di Modena presenta la sua Carta degli intenti per rendere visibile e rafforzare il segno del pensiero e dell’azione delle donne nella comunità modenese, un documento che si compone di otto temi fondamentali e di una premessa in cui si afferma che “La Casa delle donne vuole essere manifestazione della presenza attiva, sin dal dopoguerra, dei movimenti delle donne e della loro volontà partecipativa nella città. Vuole, inoltre, essere segno e riconoscimento dall’agire delle donne -anche attraverso le associazioni- e della ricaduta economica, politica, sociale e culturale prodotta.”

Libertà e autodeterminazione delle donne, relazione politica tra donne e sorellanza, prevenzione e contrasto alla violenza, trasmissione della storia e dei saperi delle donne, intercultura, potere e responsabilità, rete e rapporti con il territorio sono il perno di questo documento consultabile sul sito www.lacasadelledonnemodena.it/ e presentato in occasione dell’8 marzo.

A partire da aprile 2019 le associazioni della Casa delle donne hanno avviato un confronto per definire una carta degli intenti comune. Il lavoro è partito da una precisa analisi dei singoli statuti e documenti programmatici delle sei associazioni che la compongono (Casa delle donne contro la violenza, Centro documentazione donna, Differenza maternità, Donne nel mondo, Gruppo donne e giustizia, Unione Donne in Italia), per definire quali fossero le parole e i temi ricorrenti e comuni a tutte.

Da questa prima analisi, si è avviato un lavoro per individuare le principali parole chiave, a cui ha fatto seguito un lavoro di raffronto, scambio di idee e definizione di ciascun parole.

Tale lavoro ha cercato di tenere insieme le radici storico, culturali e filosofiche e di elaborazione degli studi femministi degli ultimi 30 anni, ma anche la visione e l’azione che le associazioni modenesi hanno prodotto nel loro lavoro quotidiano di confronto con le altre donne.

La Casa delle donne di Modena, lo ricordiamo, è uno spazio di confronto, elaborazione, ascolto per singole donne e gruppi, espressione della pluralità dei femminismi, per dare valore alle diversità e rafforzare il patto fondativo ideale tra donne che è nella ragion d’essere delle associazioni. La Casa fonda e promuove la sua azione sul dialogo tra culture, il rispetto reciproco, la non violenza e la convivenza pacifica come forme di relazione tra le persone e promuove comportamenti rispettosi nei confronti dell’ambiente in un’ottica di responsabilità ed eco-sostenibilità.

La Casa delle donne, pur perseguendo intenti comuni, riconosce le diverse finalità e modalità di lavoro e l’autonomia di ogni singola associazione.