Il posto “giusto” delle Onlus

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Con l’entrata in vigore del Registro unico del terzo settore le Onlus sono chiamate a ridefinire la loro forma giuridica e trovare la giusta collocazione all’interno del Registro unico.

Per l’anagrafe Onlus, infatti, non è previsto come per le organizzazioni di volontariato e le associazioni di promozione sociale un meccanismo di trasmigrazione diretta al registro unico a partire dai registri regionali.

Il regolamento del registro unico del terzo settore prevede che, a partire dal giorno di operatività del registro (dato ancora incerto che verrà fissato dal Ministero del lavoro), l’anagrafe delle Onlus pubblichi sul proprio sito l’elenco delle Onlus e dei rami Onlus di enti ecclesiastici iscritti fino a quel momento.

Da quel momento non sarà più possibile iscrivere nuova Onlus al registro unico, ma l’anagrafe Onlus continuerà ad esistere fino al 1 gennaio dell’anno successivo all’approvazione da parte della Commissione Europea della parte fiscale del codice del terzo settore e le Onlus iscritte avranno fino al 31 marzo dell’anno successivo per presentare domanda d’iscrizione al registro unico.

Le Onlus hanno quindi ancora un po’ di tempo per fare una scelta meditata su quale forma giuridica assumere e su come collocarsi all’interno della riforma.

Presupposto per qualunque scelta è lo svolgimento di un attività d’interesse generale come descritta dai settori indicati all’art 5 del codice del terzo settore e l’assenza di scopo di lucro declinata secondo le prescrizioni del codice del terzo settore.

Quali possono essere le possibili scelte?

Le Onlus che hanno forma associativa e fondano la propria operatività prevalentemente sull’opera di volontari potrebbero scegliere (e molte lo hanno già fatto) di trasformarsi in organizzazioni di volontariato o associazioni di promozione sociale a seconda dei destinatari prevalenti delle loro attività.

In questo caso le domande da porsi sono: il mio ente ha forma associativa? l’attività è portata avanti con l’apporto prevalente dei volontari? I volontari sono più del doppio degli eventuali lavoratori o non più del 5% dei soci? Chi sono i destinatari prevalenti delle mie attività?

Se i destinatari delle attività sono prevalentemente i terzi e le prestazioni svolte gratuitamente o a semplice rimborso delle spese la normativa indirizza verso l’organizzazione di volontariato, se i destinatari sono prevalentemente soci la veste più indicata è quella di associazione di promozione sociale.

Un’altra possibilità di inquadramento per le Onlus con finalità prettamente erogativa o che comunque non hanno come elemento distintivo la prevalenza dell’opera dei volontari al loro interno può essere l’ente filantropico.

L’ente filantropico è un soggetto nuovo definito dal codice del terzo settore come ente con la forma di associazione riconosciuta o di fondazione costituito  al fine di erogare denaro, beni o servizi, anche di investimento, a sostegno di categorie di persone svantaggiate o di attivita’ di interesse generale.

Dalle definizione in questo soggetto appare determinate come elemento distintivo il patrimonio da utilizzare per determinate finalità.

Un patrimonio che mi permetta di essere un’associazione riconosciuta (15.000,00 euro) o una fondazione ( 30.000,00) e che l’ente utilizza per realizzare, in modo diretto o indiretto, attività di interesse generale.

Un ulteriore possibilità di scelta per associazioni e fondazioni Onlus con caratteristiche maggiormente imprenditoriali o semplicemente per enti che portano avanti un attività senza scopo di lucro, ma con l’apporto prevalente di personale retribuito potrebbe essere l’ente del terzo settore generico.

Per le Onlus che decino di trasformarsi in organizzazioni di volontariato o associazioni di promozione sociale il quadro risulta più facile e prevedibile in quanto, nonostante le novità portate dal codice del terzo settore, ci si muove in un contesto con una maggiore continuità rispetto al passato.

Detto più semplicemente un Onlus che si trasforma in odv o aps sa che cosa aspettarsi e che caratteristiche le sono richieste nella sua operatività.

Le Onlus che optano invece per l’ente filantropico o l’ente del terzo settore generico si muovono in un campo che nasce ex novo dalla riforma e in cui i confini di cosa si potrà fare e delle agevolazioni è meno chiaro.

Su questo terreno nuovo rimangono molte domande aperte.

Per esempio in base alla lettera del codice del terzo settore le convenzioni possono essere stipulate dagli enti pubblici solo  con odv e aps, mentre la co-progettazione  può essere un campo d’intervento in cui tutti gli enti del terzo settore possono esprimersi.

Una ulteriore questione aperta riguarda i bandi pubblici per contributi o progetti: gli enti locali   sceglieranno di destinare i loro contributi solo a odv e aps o questa possibilità sarà rivolta indistintamente a tutti gli enti del terzo settore.

La risposta a queste domande potrà arrivare da atti normativi (il ministero del lavoro è stato particolarmente attivo nella produzione di note e circolari) e dalle applicazioni pratiche della normativa.

Un discorso a sé meritano gli enti ecclesiastici con ramo Onlus, che prudentemente anche su indicazione della Cei, al momento, nella maggioranza dei casi, hanno atteso a modificare il loro regolamento relativo all’attività Onlus.

Il codice del terzo settore stabilisce la possibilità di applicazione delle sue norme agli enti religiosi civilmente riconosciuti limitatamente allo svolgimento delle attività d’interesse generale, a condizione che per tali attività sia adottato un regolamento, in forma di atto pubblico o scrittura privata autenticata, che, recepisca le norme del Codice, sia costituito un patrimonio destinato e siano tenute separatamente le scritture contabili.

Anche perenti ecclesiastici ci si trova in un terreno nuovo i cui confini andranno tracciati dalla pratica e conviene sfruttare appieno il tempo dato fino all’istituzione del registro unico per valutare il migliore inquadramento delle attività svolte.

Avv. Cristina Muzzioli