Nuovo dpcm, cosa cambia per le associazioni?

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Il d.P.C.M. 13 ottobre 2020 – in vigore dal 14 ottobre al 13 novembre 2020 – contiene nuove misure di contrasto e contenimento dell’emergenza Covid-19 e che, pur in assenza di disposizioni specifiche solo sul terzo settore, interessano anche il mondo del terzo settore e del non profit in generale.

Rimane valida per le associazioni l’indicazione di valutare le attività svolte e le modalità di svolgimento delle stesse alla luce delle disposizioni normative in vigore e di adottare nello loro svolgimento le precauzioni idonee per svolgere l’attività in sicurezza.

Passando in rassegna il decreto le principali novità riguardano:

  • Divieto di feste private al chiuso o all’aperto e forte raccomandazione a evitare di ricevere in casa, per feste, cene o altre occasioni, più di 6 familiari o amici con cui non si conviva
  • Obbligo di mascherine in luoghi chiusi e all’aperto. Dall’obbligo è escluso chi fa attività sportiva, i bambini sotto i 6 anni, i soggetti con patologie e disabilità incompatibili con l’uso della mascherina.
  • Ristoranti e bar dovranno chiudere alle 24 ma dalle 21 sarà vietato consumare in piedi, quindi potranno continuare a servire i clienti solo i locali che abbiano tavoli, al chiuso o all’aperto. Restano chiuse le sale da ballo e discoteche, all’aperto o al chiuso, mentre sono permesse fiere e congressi.
  • Divieto di gite scolastiche, stop al calcetto e agli altri sport di contatto svolti a livello amatoriale.
  • Sono sospesi gli eventi che implichino assembramenti se non è possibile mantenere le distanze. Resta per gli spettacoli il limite di 200 partecipanti al chiuso e di 1000 all’aperto, con il vincolo di un metro tra ciascun posto a sedere.
  • Negli stadi e per le competizioni sportive è consentita la presenza di pubblico pari al 15% rispetto alla capienza totale e comunque non oltre il numero massimo di 1000 spettatori all’aperto e 200 al chiuso.
  • Sono vietate tutte le gare, le competizioni e tutte le attività connesse agli sport di contatto aventi carattere amatoriale.
  • Le attività di centri benessere, di centri termali (fatta eccezione per l’erogazione delle prestazioni rientranti nei livelli essenziali di assistenza che sono erogate nel rispetto della vigente normativa), di centri culturali e di centri sociali sono consentite a condizione che le Regioni e le Province autonome abbiano preventivamente accertato la compatibilità dello svolgimento delle suddette attività con l’andamento della situazione epidemiologica nei propri territori e che individuino i protocolli o le linee guida applicabili idonei a prevenire o ridurre il rischio di contagio nel settore di riferimento o in settori analoghi.
  • Le attività sociali e socio-sanitarie erogate dietro autorizzazione o in convenzione, comprese quelle erogate all’interno o da parte di centri semiresidenziali per persone con disabilità, qualunque sia la loro denominazione, a carattere socio-assistenziale, socio-educativo, polifunzionale, socio-occupazionale, sanitario e socio-sanitario vengono riattivate secondo piani territoriali, adottati dalle Regioni, assicurando attraverso eventuali specifici protocolli il rispetto delle disposizioni per la prevenzione dal contagio e la tutela della salute degli utenti e degli operatori.

Per persone con disabilità motorie o con disturbi dello spettro autistico, disabilità intellettiva o sensoriale o problematiche psichiatriche e comportamentali o non autosufficienti con necessità di supporto, è prevista la possibilità di  ridurre il distanziamento sociale con i propri accompagnatori o operatori di assistenza, operanti a qualsiasi titolo, al di sotto della distanza prevista.

Le Regioni potranno emanare misure più restrittive in base all’andamento epidemiologico del proprio territorio.

Il provvedimento fa seguito al d.l. n. 125/2020, entrato in vigore l’8 ottobre scorso, che ha prorogato lo stato di emergenza sanitaria al 31 gennaio 2021 e che aveva già stabilito un più stringente obbligo sull’uso delle mascherine, disponendo l’obbligo  di avere sempre con sé dispositivi di protezione delle vie respiratorie, nonché di indossarli nei luoghi al chiuso diversi dalle abitazioni private e in tutti i luoghi all’aperto a eccezione dei casi in cui, per le caratteristiche dei luoghi o per le circostanze di fatto, sia garantita in modo continuativo la condizione di isolamento rispetto a persone non conviventi, e comunque con salvezza dei protocolli e delle linee guida anti-contagio previsti per le attività economiche, produttive, amministrative e sociali, nonché delle linee guida per il consumo di cibi e bevande, e con esclusione dei predetti obblighi.

È fortemente raccomandato inoltre l’uso dei dispositivi di protezione delle vie respiratorie anche all’interno delle abitazioni private in presenza di persone non conviventi ed è fatto obbligo di rispettare il divieto di assembramento e di mantenere una distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro.

Al momento non sono vietate le assemblee di persona con modalità che consentano il distanziamento, ma il dl 125/20 ha prorogato la possibilità di svolgere le assemblee telematiche anche per gli enti che non lo prevedono nel loro statuto fino al 31.12.20.

a cura dell’avv. Cristina Muzzioli