La storia di Chaimaa, in prima linea per i diritti umani

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Chaimaa Fatihi, 27 anni, di Castiglione delle Stiviere in provincia di Mantova, da 5 anni e mezzo ha il suo domicilio a Modena dove si è appena laureata in Giurisprudenza con una tesi in “Teoria e prassi dei diritti umani” dal titolo “Aspetti del dibattito contemporaneo in tema di prevenzione della radicalizzazione. Strumenti, ruolo delle istituzioni e buone pratiche“.

di Laura Solieri

Chaimaa è attivista per i diritti umani, ha scritto l’interessante libro “Non ci avrete mai – Lettera aperta di una musulmana italiana ai terroristi” edito da Rizzoli e, in generale, è una cittadina che cerca di rendersi utile nella sua quotidianità alla nostra società.

“Nella mia testi ho voluto approfondire il tema della radicalizzazione, che è ben più ampio di ciò che siamo abituati a sentire dai mezzi d’informazione nell’ultimo ventennio – spiega la dottoressa – A tal proposito, la mia tesi si concentra su una analisi della radicalizzazione giovanile e su come sia possibile prevenirla attraverso percorsi che rendono i giovani protagonisti. E proprio attraverso la valorizzazione dei giovani si concentrano le buone pratiche previste ed attuate da vari progetti, tra cui YEIP che è un progetto europeo in cui hanno collaborato 7 Paesi membri e che vede il nostro paese in prima linea, grazie alla cooperativa Anziani e non solo e la Regione Liguria, in collaborazione con tantissime organizzazioni ed istituzioni tra cui anche il Dipartimento di Giurisprudenza Unimore e il CRID-Unimore.

Come sottolinea Chaimaa, in Italia manca una normativa di prevenzione sociale alla radicalizzazione, infatti negli ultimi anni dopo gli attacchi dell’Isis ci si è focalizzati solo sul terrorismo di matrice cosiddetta “jihadista”, tuttavia occorre guardare al problema in maniera più ampia, in modo tale da prevenire tutte le forme di estremismo violento, come quello suprematista bianco e neo-nazifascista, che è fortemente in crescita. Gli uni si alimentano dall’odio degli altri, paiono essere in contrasto, ma finiscono per usare le medesime metodologie e strumenti.

“Sin da quando ero adolescente – racconta Chaimaa – sono stata volontaria presso manifestazioni culturali della mia città, poi ho iniziato ad attivarmi con l’associazione dei Giovani Musulmani d’Italia, di cui poi sono stata membro del direttivo nazionale, con il ruolo di pubbliche relazioni.

Sono stata volontaria di Onsur Italia, organizzazione umanitaria che aiuta il popolo siriano civile vittima di un feroce conflitto che dura ormai da 10 anni. Insieme ad Onsur, in ambito del progetto Child Again, sono stata in due missioni umanitarie: la prima sia al confine turco-siriano che in Siria ad Aleppo, mentre la seconda solo al confine. Il progetto prevedeva di aiutare i bambini e le bambine, prime vittime di qualsiasi conflitto, portando loro non solo aiuti umanitari ma anche giochi e oggettistica ludica, donati dal popolo italiano. Noi volontarie ci occupavamo in particolar modo di ricreare per loro un clima di gioia e divertimento, facendo fare attività ludiche e ricreative. Ho fatto altre attività di volontariato in ambito culturale”.

Si è appena laureata ma vedendo la situazione nella quale versa il nostro paese Chaimaa non ha potuto non dare la sua massima disponibilità alla Croce Rossa Italiana, come volontaria temporanea per Covid19, nella città dove risiede.

“Sono tornata a casa appena si è detto che le lauree sarebbero avvenute mediante Skype, così i miei genitori sono venuti a prendermi da Modena, per non restare lontani e in apprensione, in quanto mia mamma è operatrice socio-sanitaria e papà è auto-trasportatore di generi alimentari. La mia disponibilità l’ho data per qualsiasi attività, in particolare per la consegna di generi alimentari e medicine a persone sole senza una rete familiare, con disabilità e/o anziane. Oggi è difficile fare dei progetti troppo futuri, tuttavia dopo l’emergenza Coronavirus vorrei tornare a Modena e tentare la mia ricerca del lavoro, sia in ambito umanitario che amministrativo. Sarebbe un sogno poter combinare la mia passione per il diritto e quella per le realtà umanitarie e sociali. Vedrò cosa mi riserva il futuro, sono positiva nonostante tutto” conclude la giovane ricordando che per lei il volontariato è quel mondo che fa rinascere, riscoprire se stessi, ma anche rivalorizzare le proprie capacità, anche quando qualcuno non le riconosce.

“Credo che per ogni adolescente, in particolar modo, possa essere quello strumento utile a fronteggiare tutte le situazioni complesse, perchè si acquisiscono tante competenze e ci si sente utili come persone. Sentirsi utili alla società, alle persone, a chi ci circonda fa sì che qualsiasi vuoto interiore sia colmato da questo senso di utilità. Sono sentimenti importanti, che vanno incentivati. Personalmente è proprio grazie al volontariato che ho compreso meglio la mia identità plurale, che ho coinciliato le sue varie sfaccettature e che ho trovato pace nel definirmi per quella che sono senza alcuna vergogna: giovane italiana musulmana europea di origine marocchina“.