Due chiacchiere con Sara Guglielmino, la nuova presidente di Udi Carpi

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Sara Guglielmino, 24 anni, di Carpi, nella vita studia Scienze linguistiche a Bologna e le sue passioni principali sono la fotografia e la scrittura, oltre all’attivismo politico.

di Laura Solieri

Come vivi questo incarico di presidente di un’associazione importante come Udi Carpi? Come ti sei avvicinata a questa realtà?
Quando Odette De Caroli, la presidente precedente, mi ha proposto questo incarico, mi sono emozionata. Faccio parte di Udi Carpi dal 2016, ma prima dello scorso dicembre non sapevo che cosa volesse dire compilare e firmare moduli, stendere verbali di assemblee e tutto quello che c’è dietro alla gestione di un’associazione radicata nel territorio.

Ora potrò, con l’aiuto delle mie compagne più esperte, imparare molte cose utili per il mio futuro in generale. Ringrazio immensamente il coordinamento e tutte le socie che mi hanno votata per questa opportunità. Il femminismo mi ha sempre attirata per le idee e le lotte che sono state portate avanti dalle donne negli anni, ma leggere saggi a riguardo non era abbastanza per me: stare in prima linea ti permette di mettere in pratica concetti, conoscere tante storie e realtà, portare anche la tua personale visione delle cose sul tavolo delle trattative.

Unione donne in Italia, che è un’associazione femminile di promozione politica, sociale e culturale, nata dalla Resistenza, faceva al caso mio.
Il mio principale obiettivo sarà avvicinare le idee femministe alle e ai giovani come me, per portare nuova linfa in questa bellissima associazione “storica”.

Sei coinvolta anche in altre realtà di volontariato?
In quanto volontaria di Udi, faccio anche parte della Consulta per l’integrazione dei cittadini stranieri dell’Unione delle Terre d’Argine. La Consulta favorisce l’incontro e il dialogo tra persone provenienti da diverse culture, incentiva le opportunità volte a realizzare la piena integrazione dei cittadini stranieri in tutti i momenti della loro vita (lavoro, salute, scuola) e assume iniziative per contrastare ogni forma di razzismo e di xenofobia o di isolamento etnico e sociale dei cittadini stranieri. La Consulta è composta anche da molte donne, di tante etnie diverse, e anche per questo mi ci sono avvicinata. Inoltre, Udi ha cambiato il suo nome da Unione donne italiane a Unione donne in Italia, proprio per includere anche le straniere.

Cosa ti appassiona di più delle attività che porti avanti?
Sono un’amante delle storie in generale, mi piace raccontarle e ascoltarle. Fare volontariato vuol dire venire a contatto con mondi che non si conoscono o si conoscono poco, e questo è di enorme aiuto alla crescita personale. Grazie a un progetto di tesina per l’università, per esempio, ho potuto studiare il modo di esprimersi delle volontarie più anziane in contrapposizione al mio, che sono la più giovane; è stato davvero istruttivo, si impara davvero tanto dall’altro.

Cosa insegna per te il volontariato alle persone e ai giovani in particolare?
Il volontariato insegna ad ascoltare l’altro, a mettere da parte sé stessi e a mettersi al servizio di chi ha bisogno, di chi ha saperi nuovi, da poter utilizzare per realizzare qualcosa di concreto, che sia una giornata di studi o uno spettacolo teatrale. C’è un fine ultimo, la mission dell’associazione, il bene più grande da perseguire, che ti fa dimenticare le fatiche e i sacrifici fatti per onorarlo. Ai giovani tutto questo non può che insegnare il lavoro di squadra e l’umiltà.