Da Firenze a Modena per conoscere Cà Nostra

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A Modena, in una palazzina non lontano dal centro città, si sperimenta già da alcuni anni una forma di welfare innovativo: “Ca’ Nostra”, un modello di coabitazione per anziani non-autosufficienti gestito dalle famiglie, in grado di coniugare domiciliarità, cura e bisogno di socialità, grazie al supporto di istituzioni e volontariato. La Comunità familiare, in cui abitano anziani con demenze e deficit cognitivi e personale addetto all’assistenza, può contare sul sostegno di una rete di familiari e volontari. Il modello funziona, tanto che lo scorso anno, in via Tignale del Garda, è nata anche “Ca’ Nostra 2”.

A questo tipo di esperienza, consolidata nel nord Europa, ma ancora poco praticata in Italia, stanno guardando con interesse anche gli amministratori di altre città. Nei giorni scorsi, accompagnato dall’assessora ai Servizi sociali del Comune di Modena Roberta Pinelli, ha bussato alla porta di Ca’ Nostra l’assessore a Welfare e Sanità del Comune di Firenze Andrea Vannucci, a Modena per conoscere questo e altri servizi innovativi che l’amministrazione comunale sta portando avanti.

Dopo Ca’ Nostra, dove ha incontrato i partner del progetto, cioè operatori dei servizi sociali, sanitari, familiari degli anziani e rappresentanti delle associazioni che contribuiscono ad alleviare il carico assistenziale e psicologico di familiari e “badanti”, la delegazione toscana ha visitato anche il “Condominio solidale”. Nella palazzina del Comune di via Gottardi la maggior parte degli alloggi sono assegnati ad anziani soli o a coppie prive di una rete familiare di appoggio, ma che possono contare sulla presenza di alcune famiglie “solidali” che abitano nello stesso condominio. Il progetto, che si basa su un Patto di solidarietà per sviluppare forme di reciprocità in un’ottica di rapporti di buon vicinato, risponde al tempo stesso al bisogno abitativo delle famiglie e alle richieste di anziani soli.