Una voce dalla Bolivia per sostenere la Casa de los ninos di Cochabamba

Una voce piena di dolore e un appello di pace quello che viene dalla Bolivia, in queste settimane al centro di una gravissima crisi politica e sociale, nelle parole di Aristide Gazzotti, reggiano e responsabile dell’associazione Casa de los ninos di Cochabamba. Questa realtà, con sede italiana a Roteglia (Re) da anni si occupa di bambini e famiglie in grave difficoltà e riceve volontari da tutto il mondo.

di Marcella Caluzzi

Aristide, cosa sta succedendo adesso in Bolivia?
“Faccio una premessa, che credo sia importante. Io non sono boliviano ma vivo da 20 anni, come volontario, in questo Paese che mi ha accolto con tanto affetto. Ciò che penso parte dall’esperienza che vivo quotidianamente nel nostro Centro, che accoglie tante famiglie e bambini con situazioni delicate di salute e di origini molto umili… Quando rifletto alla situazione attuale, io penso a loro e all’esperienza che viviamo insieme, ma io non penso per loro.

Abbiamo vissuto un mese di grandi disordini, con molte morti innocenti, con evidenze chiare di usurpazione di diritti umani elementari, con battaglie mediatiche sporche e cattive, con una incapacità impressionante all’ascolto, all’autocritica, con forti ingerenze di interessi sopra-nazionali, con poco sapienza o saggezza da parte dei politici locali (di ieri e di oggi), con la quasi assenza totale della voce della Chiesa Cattolica… In fondo, credo che i fatti di questo mese abbiano messo in luce ciò che era rimasto sopito in questi anni: la profonda divisione sociale che si vive in Bolivia, la mancanza di idee e di proposte per superare, con impegno e nel tempo questa grande frattura. Nessun attore sociale si è sforzato per dare il proprio contributo all’unità di questo popolo boliviano, già molto sofferto di per sé”.

Perché, secondo te, si è arrivati a questa situazione?
“Io penso a causa della sete di potere, che può produrre solo ubriachezza e quando si è ubriachi si perde l’equilibrio: la vista e la mente diventano tenebrose. Non si colgono più il panorama o l’orizzonte che abbiamo davanti, ci si chiude nel buio di se stessi, convinti solo del proprio mondo. Si entra nel tunnel del futuro senza speranza, con l’alibi del terrore e dell’ignoto che sta dietro la porta e che ci atterrisce.

Quali sono i rischi che corre la Bolivia?
“Mi permetto di affermare che il rischio più grande che stiamo vivendo tutti, oggi, è quello della dimenticanza, del non ricordare la nostra storia, le nostre origini, il dono che Dio ci ha fatto di farci nascere in una famiglia, in una città o villaggio specifico che è parte di un Paese (che è il nostro!). Di farci dimenticare che abbiamo in mano la bacchetta magica della sorpresa per scoprirne la bellezza e l’originalità… E poi dimentichiamo i nostri figli, che sono ancora piccoli, che desiderano giocare fuori casa, o andare ai giardini con i genitori. E loro vivono solo per il presente, un presente che percepiscono come eterno, perché i bambini non hanno tempo da perdere per diventare grandi. Siamo profondamente preoccupati perché non si conosce la bontà di questa nostra gente che i potenti locali cercano in tutti i mezzi di far tacere, anche in nome della Bibbia. Speriamo e crediamo nell’intelligenza dei poveri, nell’innocenza dei bambini…”.

Cosa desideri in questo momento?
“Mi auspico che i nostri bimbi non ricordino le grida e i botti che hanno ascoltato in questi giorni, nè le luci dei riflettori degli elicotteri che solcavano il cielo in queste notti oscure. Spero che nessuno glieli ricordi quando un giorno avranno dimenticato di essere bambini”.

In che modo la situazione nazionale compromette la vostra attività di associazione?
“Noi siamo nel Centro della Bolivia, nella città di Cochabamba, che il crocevia economico e sociale tra l’oriente e l’occidente del Paese… Città che è al centro anche di tutti i conflitti. Noi, qui, nel nostro Centro, abbiamo perso molto tempo nello stare dietro alle notizie, nel seguire l’evolversi o il precipitare della situazione sociale. Abbiamo perso tempo nel non dedicarci ai nostri piccoli, nel non mantenere fisso il nostro sguardo verso di loro, nel trovare strade troppo chiuse quando dovevamo arrivare in fretta in ospedale. E siamo arrivati tardi, purtroppo… Purtroppo, abbiamo visto chiudersi in queste settimane quei canali di aiuto, vale a dire: voli internazionali, per i nostri bimbi che devono essere ricoverati ed operati urgentemente in ospedali dell’Argentina e del Brasile. Con rischi molto evidenti per le loro delicate vite. Abbiamo dovuto ritirarci un po’ in noi stessi.

Come si può fare per aiutarvi da qui?
“L’aiuto più grande che possiamo ricevere è quello di ricordarci, di ricordarvi di noi, di tenerci, cioè, nel vostro cuore, considerando che noi siamo il seme di un’esperienza bella, in continua crescita, un seme di amicizia importante, che ha le sue origini  proprio lì, in quelle terre sudate dell’Emilia dove siamo spuntati un giorno e un giorno da lì siamo partiti per trapiantarci qui… Ma non veniamo solo da lì, e questo è bello, perché si sono aggiunte altre origini per arricchire la nostra esperienza qui in Bolivia. Hanno attecchito anche semi che vengono dal sud, dalle luminose coste salernitane. Per dire che l’abbraccio con le nostre origini italiane è veramente ampio”.