Modena – Arriva il 1° Festival della Longevità

E’ promosso dall’associazione di volontariato Auser e dal sindacato pensionati Spi Cgil di Modena il 1° Festival della Longevitàmartedì 26 novembre

L’iniziativa si svolge la mattina dalle ore 9 alle 13 presso il salone Corassori della Cgil di Modena (piazza Cittadella, 36). 
L’iniziativa è rivolta ad una platea di circa 200 tra attivisti e volontari di Auser e Spi, ed è aperta a tutta la cittadinanza. 

Introduce i lavori Michele Andreana presidente Auser e a seguire la tavola rotonda con diversi ospiti: Enrico Campedelli consigliere regionale Emilia Romagna, RobertaGatti direttore generale Asp Area Nord, Marco Franchini amministratore unico Asp Terre di Castelli, Simone Pelloni sindaco di Vignola-coopresidente Conferenza territoriale socio-sanitaria, Tamara Calzolari assessore politiche sociali e sanitarie Comune di Carpi, Michele Andreana presidente Auser Modena, Manuela Gozzisegretario Cgil Modena, Sauro Serri segreteria Spi Cgil Modena, Roberta Pinelli assessore Politiche sociali Comune di Modena. 

Il Festival della Longevità – che i promotori si propongono di rinnovare nei prossimi anni facendone un appuntamento periodico annuale nel mese di novembre – è l’occasione per verificare lo sviluppo delle politiche sul territorio per favorire l’invecchiamento attivo delle persone. Facendo dell’anzianità una fase non residuale della propria vita, ma una parte della vita di buona qualità e quindi facendo della longevità un’occasione per vivere la propria vita il meglio e il più a lungo possibile. 

Attualmente, in provincia di Modena 1 su 4 cittadini sono ultra65enni, in regione Emilia Romagna gli ultra 84enni dovrebbero aumentare dal 3,3% al 6,2% nel 2045 e toccare il 9,3% nel 2065, con un costante processo di invecchiamento della popolazione. 

Nel 2032, in Italia la condizione di anziano potrebbe riguardare 1 italiano su 3 e avvicinarsi in numero assoluto ai 20 milioni. In Emilia Romagna la tendenza sarà simile a quella nazionale (dati dall’indagine “2032: idee per la longevità” che rielabora dati Istat, a cura di Gianluigi Bovini, Editrice Socialmente 2018). 

“Agli amministratori e agli operatori delle Asp invitati all’iniziativa – affermano Michele Andreana di Auser e Sauro Serri dello Spi Cgil – vogliamo chiedere come si stanno attrezzando per gestire il processo di invecchiamento della popolazione residente a Modena e provincia e in Regione, processo inedito visto che nel giro di 15 anni si passerà da 1 anziano su 4 residenti, a 1 su 3”. 

Ciò comporterà un impatto sull’equilibrio dei sistemi di welfare e assistenza, sulle pensioni e sulle politiche a sostegno dell’invecchiamento attivo. “Tutto ciò – proseguono Andreana e Serri – avrà impatto sul nostro modo di vivere, sulle risposte abitative, sui modelli urbanistici (es. negozi e servizi di prossimità), sulla mobilità delle persone anziane, sull’abbattimento delle barriere architettoniche (a partire dagli ascensori per evitare la reclusione in casa), sulla conoscenza e formazione permanente, sulla sicurezza del territorio, ecc…”. 

Con l’aumento dell’età media delle persone aumenteranno non solo i bisogni, ma anche le malattie, a cominciare da quelle dementigene, e quindi va rivista la sostenibilità dei modelli di assistenza sanitaria, rivedendo l’attuale modello e favorendo una maggiore conservazione dell’anziano nella propria abitazione e riducendo alle fasi acute i ricoveri in strutture assistite. 

Le risposte non potranno essere solo le residenze sanitarie assistite, i centri diurni per anziani, gli hospice, ma serviranno risposte per migliorare la qualità della vita dell’anziano e ritardare il più possibile l’inserimento dell’anziano nelle case protette, facendolo vivere nel suo ambiente il più a lungo possibile, continuando a coltivare i propri affetti, le relazioni con il territorio. 

“Quindi la centralità delle politiche della domiciliarità comporta una rivisitazione delle politiche rivolte alla popolazione anziana. La domiciliarità intesa non come abbandono, nemmeno come contenimento dei costi, ma come scelta per favorire la qualità della vita della persona anziana” commentano ancora i rappresentanti di Auser e Spi Cgil. 
La domiciliarità e l’assistenza possono e devono diventare anche occasione di nuovi modelli di sviluppo locali e fornire occupazione a tanti giovani che sono costretti a emigrare, trasformando l’invecchiamento in opportunità e non in un puro aumento dei costi per le famiglie e la comunità.