Modena – Con il collettivo OpOp Accoglienza si fa l’integrazione

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Un collettivo autoconvocato di operatori dell’accoglienza, che vuole mettere insieme le esperienze di diverse figure professionali quali educatori, psicologi, insegnanti, mediatori linguistici e assistenti sociali, nato alla vigilia dell’approvazione del Decreto Sicurezza.

di Laura Solieri

“Viste le premesse, alcuni lavoratori e lavoratrici nel campo dell’accoglienza hanno sentito il bisogno di dare vita a un gruppo nel quale elaborare modalità di informazione e sensibilizzazione rivolte alla cittadinanza – spiega il collettivo OpOp Accoglienza – Vorremmo rivolgerci a tutta la cittadinanza e siamo sempre disponibili a confrontarci e collaborare con le altre realtà associative del territorio sensibili al tema dell’accoglienza.

Il nostro è un collettivo ancora giovane e alla ricerca di una propria maturità, ciononostante abbiamo già organizzato diverse iniziative in città; ad esempio, nei mesi scorsi abbiamo collaborato con l’Arci nella programmazione di laboratori formativi rivolti a ragazzi del Servizio Civile. Inoltre, insieme allo spazio CA.OS (spazio artistico culturale Camera Oscura) abbiamo organizzato un incontro aperto dove si è discusso di Cpr e di come la riapertura di una  tale struttura nel nostro territorio possa pregiudicare sia la qualità di vita di chi vi sarà recluso, sia la qualità del tessuto socio-relazionale della nostra comunità”. 

Per questi ragazzi praticare accoglienza significa inserire le persone migranti in percorsi di integrazione e formazione che devono avere come obiettivi ultimi la socializzazione, la culturizzazione e l’autorealizzazione delle persone accolte nelle comunità ospitanti.

Per questo sono fondamentali il diritto alla residenza, all’assistenza sanitaria, all’istruzione, alla libertà di movimento e all’accesso a percorsi formativi volti all’inserimento nel mondo del lavoro, sempre nel rispetto della dignità di ogni individuo e di ogni cultura.

“Come operatori dell’accoglienza, siamo ben consapevoli delle tante contraddizioni dell’attuale sistema, ma se il sistema dell’accoglienza è senz’altro migliorabile, il suo smantellamento non farà che accrescere il senso di malessere delle persone ospitate, e il legislatore dovrebbe sapere che dove c’è malessere non può esserci pace sociale, né tantomeno sicurezza.  

Siamo pochi, siamo giovani e abbiamo molto da imparare, ma questo certamente non ci intimorisce. Ciò che ci spinge è la consapevolezza che le nostre professionalità possono essere un valore aggiunto al dibattito e nelle azioni che questo movimento sta portando avanti”.

Chi desidera conoscere il collettivo e collaborare può scrivere alla pagina facebook OpOp Accoglienza o all’indirizzo email opopaccoglienza@gmail.com