La nostra Africa

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In Africa da anni costruiscono pozzi di acqua potabile e non solo, preoccupandosi di monitorare ciò che è stato realizzato a partire dal 2012 quando hanno dato vita all’associazione Ho avuto sete. “In un clima di sfiducia generale – spiega Riccardo Lugli – non si deve smettere di contribuire, anche con poco, ai progetti di sviluppo in Africa se si documenta puntualmente la loro realizzazione”. La prossima occasione è la White Run – Di corsa per  vincere la sete in programma domenica 23 giugno

La missione in Africa è iniziata il 19 aprile scorso quando i volontari di Ho avuto sete Andrea Ballestrazzi (presidente), Lucia Di Rico, Michela Marchetto, Riccardo LugliAngela PirondiRebecca TampelliniNicola Orlandelli e Roberto Zampa si sono imbarcati sull’aereo per affrontare il lungo viaggio (di cui hanno sostenuto le spese di tasca propria) di ventisette ore verso la Tanzania per arrivare dopo tre ore di jeep attraverso una strada sterrata scavata nella terra fino a Mapanda (Usokami) sull’altopiano della regione di Iringa per l’inaugurazione del progetto n.33: la costruzione di un pozzo d’acqua potabile al servizio del villaggio dove ci sono due sacerdoti nella missione della Diocesi di Bologna. E il mondo è così piccolo che Angela ha ritrovato qui un’amica di vecchia data oggi suora, insieme a un’altra bolognese, presso la missione. “Non si può raccontare l’Africa: bisogna viverla e per quando mi sia sforzato – afferma Nicola – di raccontare il viaggio ai miei amici, mi sono reso conto che non si può descrivere la meraviglia. Siamo assuefatti probabilmente a un certo tipo di immagini e avere visto le cose in prima persona ha stravolto la mia concezione”. A Usokami Ho avuto sete era intervenuta nel 2016 dotando l’ospedale di una cisterna d’acqua.  “Il villaggio di Mapanda con le sue casette costruite con mattoni di terra o di cemento e ricoperte di lamiera è molto esteso in lunghezza e qui le modalità di vita ricordano il nostro dopoguerra quando gli italiani avevano poco o niente ma conservavano una grande dignità” racconta Lucia. Qui, a 1800 metri di altezza, c’è freddo al termine della stagione delle piogge, non c’è sole ma una fitta nebbia dovuta all’umidità. 

Toccare con mano ciò che è stato fatto
La sveglia è sempre molto presto al mattino per ragioni logistiche e lunedì 22 a maggior ragione perché ci si preparava ad affrontare sedici ore sulla jeep per arrivare a Dar Es Salaam e imbarcarsi in aereo per il Malawi. Del resto non è un viaggio di piacere, “non siamo certo venuti in Africa per ricevere ringraziamenti ma per toccare con mano ciò che è stato fatto, comprendere l’impatto che hanno i progetti sulla popolazione – sottolinea Michela – e avere la possibilità di vedere concretamente ciò che abbiamo contribuito a realizzare”. Altre tre ore di volo per raggiungere la più antica città del Malawi, Blantyre: nei villaggi intorno Ho avuto Sete ha costruito nel corso del tempo pozzi di acqua potabile, l’ultimo dei quali è stato inaugurato in occasione di questo viaggio il 26 aprile nel villaggio di Kasuza (progetto n. 32). “Non ci si rende conto, finché non lo si vede coi propri occhi – ammette Angela – di quanto si possa realizzare qui in Africa con le donazioni che raccogliamo durante l’anno attraverso le nostre iniziative, dalle feste White Party, al cinque per mille, fino alla White Run – Di corsa contro la sete: il piccolo contributo che ognuno ha dato, qui in Africa è diventato grande”.

Offrire una speranza di futuro all’Africa
In Malawi l’Associazione ha raccolto l’appello di Anna Tommasi, missionaria nel Paese insieme alla carpigiana Germana Munari e si è impegnata nella costruzione delle nuove aule didattiche e dei laboratori per la scuola superiore di Chikuli (progetto n° 34): un progetto impegnativo e particolarmente oneroso, finanziato nell’ambito del bando promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena e che è stato realizzato in collaborazione con il Centro missionario diocesano di Carpi, l’associazione Solidarietà Missionaria Onlus di Carpi, il Centro missionario diocesano di Modena, l’associazione Buona Nascita onlus e il Centro Culturale Francesco Luigi Ferrari. Contrastare il fenomeno dell’abbandono scolastico e offrire ai ragazzi la possibilità di studiare e di realizzarsi professionalmente, migliorerà le loro condizioni di vita in un Paese poverissimo come il Malawi. I lavori, iniziati a luglio 2018, sono terminati e all’inaugurazione tra danze tribali tipiche, alla presenza del ministro malawiano all’Istruzione, sono accorsi tutti gli studenti in divisa, le loro famiglie e gli insegnanti e tantissimi bambini perché ce ne sono dappertutto. “E’ stata un’accoglienza bellissima perché ci hanno messo al centro dell’attenzione e io ho provato anche un certo imbarazzo. Non ho mai sentito tante persone cantare e ballare. Non ho mai visto tanti sorrisi” confida Michela. “Sembravamo delle mega star” aggiunge Nicola. “E pur avendo poco, per quel senso di riconoscenza che nutrono, ci hanno donato, sacrificandosi non poco, un sacco di patate e due galline” conclude Angela.

La trasparenza prima di tutto
Il giorno dopo l’inaugurazione della scuola, “Anna ci ha voluto condurre – racconta Riccardo – in visita presso il carcere di Lunzu dove è riuscita a portare assistenza ai malati perché nutrirsi di nsima, una polenta di mais poverissima, non garantisce ai detenuti una corretta alimentazione nel lungo periodo. Anna ha costruito nel carcere 17 letti per evitare che i malati debbano rimanere per terra e si preoccupa di integrare il loro pasto. Ai più giovani sono state consegnate le divise sportive ma siccome hanno le scarpe tutte rotte hanno giocato la partita in ciabatte. Sempre di Anna è l’iniziativa di laboratori di falegnameria e sartoria in cui lavorano ex detenuti”. Per tutti e per motivi diversi è stato molto emozionante. “Nonostante abbiano poco, le persone che abbiamo incontrato erano felici – racconta Rebecca – e trasmettevano tanta energia a differenza di noi che abbiamo tanto e siamo stressati o depressi”. “In un clima di sfiducia generale – conclude Riccardo – non si deve smettere di contribuire, anche con poco, ai progetti di sviluppo in Africa se si documenta puntualmente la loro realizzazione”. La prossima occasione è la White Run – Di corsa per vincere la sete in programma domenica 23 giugno: la terza edizione della camminata non competitiva, con partenza dalla Chiesa di Santa Croce di Carpi, prevede percorsi di 3, 5, 8 e 11 chilometri e attraversa il Parco della Fondazione CR Carpi che solo in questa occasione verrà aperto al pubblico.

Sara Gelli