Beatrice e la sua visione del volontariato

Il lavoro è una parte molto intima della nostra vita, occupa gran parte delle nostre giornate, ci soddisfa, ci descrive. Ne abbiamo parlato con Beatrice Rezzaghi, 22 anni, di Modena, che nella vita studia Ingegneria Agroindustriale e lavora nel mondo della sicurezza sul lavoro.

di Laura Solieri

«Lavoro da due anni nel mondo della sicurezza nei luoghi di lavoro. È un mondo che ho incontrato per caso ma di cui mi sono innamorata a tal punto da cambiare la strada di studi che avevo intrapreso per studiare Ingegneria e dedicarmi a questo totalmente – racconta Beatrice – Mi sono innamorata di questo mondo perché non è solo tecnico come può sembrare. In realtà si entra in contatto con le paure dei lavoratori, con i timori relativi alle loro mansioni.

Il poter mettere a punto con loro strategie e tecniche che li facciano lavorare in sicurezza e con tranquillità, è un’attività che mi dà un’infinta soddisfazione. Nel 2018 ci sono state tantissime morti sul lavoro e per me è un enorme fallimento e delusione.

Quello che faccio è un lavoro molto umano e politico se ci si cala nelle situazioni, si tocca con mano e non si fanno le cose solo sulla carta». 

Beatrice è una ragazza attiva anche in ambito sociale: ha fatto volontariato in Croce Blu e ora è impegnata in un altro progetto per portare a Modena un’attività di arteterapia emozionale negli ospedali e in ambito sanitario, che aiuta i pazienti ad esprimere le emozioni e le sensazioni relative al ricovero e alla malattia.

«Questo progetto è nato in Romagna, all’ospedale Bufalini di Cesena – spiega Beatrice – Io e mia madre ce ne siamo innamorate e insieme ad altre persone e arteterapeute stiamo cercando di portarlo a Modena! Devo molto umanamente anche all’esperienza in Croce Blu che mi ha dato e insegnato tanto – dice Beatrice che si è iscritta all’associazione in un periodo buio della sua adolescenza e racconta che questa attività di volontariato le ha consentito di risalire facendo del bene agli altri – Consiglio l’esperienza del volontariato a qualsiasi persona perché non solo ti restituisce tanto in termini di umanità e arricchimento personale, ma ti insegna ad avere i piedi per terra e a capire cosa è realmente importante, a cosa dare attenzione e per cosa spendere le proprie energie.

Tendenzialmente ti mette al corrente del fatto che ci disperiamo per cose futili e che non hanno realmente rilevanza. 

Non pensiamo mai che esistano sconosciuti indispensabili e invece, quando non abbiamo più le forze e gli strumenti per badare a noi stessi, sono proprio gli sconosciuti che arrivano ad accudirci.

Non ci interessiamo di chi siano, di come vadano vestiti, di dove abitino o quale sia la loro storia: le persone sono tutte fondamentali in quanto esseri umani e, tra esseri umani, ci si aiuta.

Essere un volontario non rende speciali. Portare a casa un anziano o salvare una vita non rende unici. Ma ciò che abbiamo fatto, ogni volta con tutta l’energia e la volontà che abbiamo in corpo, resta.

Quello che i volontari fanno non è la via più facile per sentirsi eroi, ma quella più bella e gratificante di sentirsi esseri umani. Niente viene perso: tutto è valore aggiunto alla vita, alla comunità, a te stesso».