Povertà: presentato l’ultimo rapporto regionale delle Caritas

Sono oltre 64.300 le persone aiutate dalle Caritas diocesane e parrocchiali presenti su tutto il territorio regionale dell’Emilia-Romagna, circa 20.000 minori. I dati, presentati venerdì 16 novembre con l’ultimo rapporto sulle povertà (anno 2017 e I semestre 2018), sono stati raccolti dai Centri di Ascolto Diocesani del territorio emiliano-romagnolo e confermano la situazione fotografata dai dati ufficiali Istat che dichiarano il rischio di povertà ed esclusione sociale in regione al 16,1% nel 2016 (dal 13,3% del 2007) e affermano che la povertà assoluta si attesta al 3,3%, pari a circa 65.000 individui. Se ci confrontiamo con le altre regioni siamo tra le meno povere in Italia (basti pensare che l’incidenza della povertà per la Calabria è del 35,3%), ma l’ideale sarebbe che nessuno si trovasse mai in situazione di povertà!

Ma che cos’è la povertà?Dai dati raccolti da Caritas, ma soprattutto dagli incontri diretti che i volontari e gli operatori hanno con le persone, i poveri di oggi non sono solo coloro che hanno perso il lavoro e non hanno beni economici sufficienti per sopravvivere. La povertà di oggi è caratterizzata da una fragilità di relazioni, rapporti affettivi, familiari, amicali che vanno in frantumi e che lasciano la persona sola.

Ma una notizia positiva c’è: si registra infatti una diminuzione delle persone incontrate: si è passati da 17.120 nel 2015 a 14.633 nel 2017. La prima motivazione di questa diminuzione è da attribuire al calo degli immigrati incontrati (da oltre 11.300 nel 2015 a poco più di 9.800 nel 2017): diversi si sono spostati in altre città d’Europa, altri sono tornati in patria, senza contare poi la diminuzione dell’80% degli arrivi, che ne ha fatto necessariamente diminuire il numero.
Un’altra causa della diminuzione di persone incontrate è da attribuire al propagarsi di azioni e progetti nuovi messi in atto sia dalle Caritas diocesane che da quelle parrocchiali: aumenti dei Centri di Ascolto nelle parrocchie e zone pastorali, nascita di Empori solidali per fare la spesa, nuovi progetti per inserimenti lavorativi.
Altra motivazione è da attribuire, infine, all’implementazione di alcune misure di sostegno al reddito, come SIA, REI e RES, che hanno fatto sì che le persone o famiglie si rivolgessero direttamente ai Servizi sociali.
“Infine -aggiunge Caritas nel proprio comunicato- ci auguriamo che un’altra spiegazione alla diminuzione dell’utenza, sia l’essere riusciti ad inserirsi nel mondo del lavoro, considerando che l’economia regionale segnala un rialzo dell’occupazione” (secondo i dati Prometeia l’Emilia-Romagna è la prima regione in Italia, nel 2018, a registrare un aumento dell’1,9% del PIL).

C’è un dato, però, in questo ultimo rapporto, che desta invece degli interrogativi. La percentuale degli italiani resta stabile al 31%. Si tratta per la maggior parte di uomini che hanno un’età compresa tra i 50 e i 60 anni che faticano a trovare un’occupazione e sono ancora lontani dalla pensione; spesso vivono in solitudine perché hanno visto fallire i propri rapporti coniugali o perché sono deceduti i genitori; diversi sono finiti a vivere in strada, anche perché l’Emilia-Romagna è tra le regioni con gli affitti più alti di Italia. È indubbiamente urgente pensare a progetti specifici per loro al fine di favorirne il re-inserimento lavorativo e per garantire un sostegno morale e psicologico adeguato. Diverse Caritas della regione hanno creato Fondi per il Lavoro o progetti specifici per l’orientamento e l’inserimento lavorativo, ma non bastano. Queste ripartenze sono possibili attivando la comunità e reti diffuse di prossimità, oltre che azioni di sistema.

Un altro dato allarmante è l’aumento di richiedenti asilo: sono il 30,2% di tutti gli immigrati incontrati dalle Caritas diocesane nel 2017. Molti hanno già il Permesso di Soggiorno e sanno parlare e capire discretamente l’italiano perché hanno aderito ai progetti di accoglienza, altri invece sono sprovvisti dei documenti e non sono mai riusciti ad essere inseriti in determinati progetti, perché arrivati autonomamente. Diverse Caritas si sono attivate con progetti specifici, coinvolgendo parrocchie, zone pastorali, privati cittadini, attraverso il progetto Sprar, pro-tetto/rifugiato a casa mia, progetti che, fatti su piccoli nuclei, con rapporti individuali e corsi di formazione specifici, sono riusciti ad essere efficaci per diversi ragazzi. “Ma – continua il comunicato di Caritas- se le nuove manovre di Governo impoveriranno i percorsi integrativi, il rischio è che sempre più migranti finiscano in strada e vengano intercettati dalla malavita, sfruttati da persone che cercano manodopera a basso costo o che li usino per racket e prostituzione”.

L’ultimo dato segnalato da Caritas riguarda la crescita di immigrati che sono in Italia da oltre 20 anni e che ora si ritrovano in forte difficoltà, (sono oltre il 10% di tutti gli immigrati incontrati). Si rivolgono alla Caritas perché hanno perso un lavoro e non riescono a ritrovarlo; molti hanno bambini piccoli, alcuni nati proprio in Italia, e non sanno come affrontare la quotidianità per garantire loro una sopravvivenza; alcune famiglie si sono dovute disgregare, dividendosi tra restare in Italia e tornare in patria. Per alcuni poi c’è la perdita del regolare Permesso di Soggiorno, perché sono venuti meno i requisiti necessari per il rinnovo e questo crea non pochi problemi: l’essere irregolari non permette l’iscrizione al Centro per l’Impiego, ai Servizi sociali, ma non permette neppure di avere una residenza ed un medico di base. Per questo, in diverse Caritas sono nati ambulatori medici, destinati sia a italiani che a stranieri, proprio per coloro che hanno perso la residenza e quindi anche il medico di base.

Le Caritas dell’Emilia Romagna presentano il rapporto regionale in occasione della II Giornata mondiale dei poveri, come contributo ad una migliore conoscenza di quanti, nei nostri territori, soffrono per indigenza e solitudine.

 Il rapporto si può consultare al link: www.report-er.it