Agnese Bertacchini alla scoperta della bellezza del mondo

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«Un anno di missione mi è servito a mettere in stand-by la mia vita per dedicarmi completamente al servizio. Dentro di me riconoscevo la grandezza e la bellezza della mia vita e dei doni ricevuti e nutrivo il desiderio di condividerli con gli altri.

di Laura Solieri

Una volta arrivata a destinazione, ho presto capito di essere ricca di tante cose, ma anche nuda sotto molti punti di vista: ero io la straniera che doveva adattarsi a nuove culture e nuovi stili di vita. In alcuni casi ci sono riuscita, in altro ho faticato molto. Ho scoperto che l’importante era semplicemente “stare” assieme, bere una tazza di te, parlare. Una volta rientrata, la sfida più grande è stata quella di saper vivere lo stile missionario nella mia quotidianità, perché molto spesso vengo presa dalla routine frenetica di ogni giorno».

Agnese Bertacchini, 22 anni, di Modena, frequenta l’ultimo anno di università di Scienze dell’Educazione e lavora in una comunità che accoglie minori stranieri non accompagnati oltre a fare parte degli scout in veste di capo clan e prestare servizio presso la Casa della Carità di Cognento.

Nel 2015, Agnese, mentre si avvicinava al termine degli studi superiori, ha sentito dentro di sé il desiderio di partire per un’esperienza di servizio missionario, memore di una positiva esperienza svolta del 2014 in Burkina Faso, durata due settimane.

«Sapevo che questo mio desiderio mi avrebbe portata a posticipare l’iscrizione all’università e a capire anche se era ciò che davvero volessi fare, quindi mi sono rivolta alle case della carità che mi hanno indirizzata al centro missionario di Reggio Emilia, guidandomi al contempo a capire le mie motivazioni a partire, attraverso una formazione specifica – spiega Agnese – Dopo un’estate di preparazione sono partita per un anno in Madagascar.

Una volta arrivata, ho trascorso i primi mesi ad Ambositra, al fine di imparare la lingua e dedicandomi inoltre al servizio in casa di carità e alla cura dei figli dei carcerati, alla frequentazione del carcere e ad aiutare le persone bisognose che facevano visita alla casa. Verso febbraio è arrivata Alba, un’altra ragazza mandata dal centro missionario. Insieme ci siamo spostate all’ospedale di Ampasimanjeva a prestare servizio». A seguito di questa arricchente esperienza in Madagascar, la scorsa estate Agnese ha trascorso un mese in Ciad, assieme ad altri sei ragazzi del centro missionario di Modena. «L’ultima settimana ci hanno raggiunti anche il responsabile del centro missionario ed il vescovo Erio Castellucci – racconta Agnese – Lo scopo ultimo di questo viaggio è stato quello di conoscere la realtà del Ciad e di approfondire la possibilità di un gemellaggio con questo paese».

La scorsa primavera Agnese ha anche fatto ritorno in Burkina Faso, il luogo della sua prima esperienza di avvicinamento alla missione per riscoprire il senso di quel “sì” detto prima di partire per il Madagascar e racconta che Modena, la sua città, per quello che può vedere attraverso il suo lavoro alla Comunità Argonauta del Ceis e attraverso le sue attività di volontariato è una realtà solidale.

«Credo che all’interno della nostra città ci sia grandissima sensibilità e sensibilizzazione sul tema dell’immigrazione grazie ad esempio alle attività di Porta Aperta, Arte Migrante, del Centro Missionario di Modena. Grazie al mio lavoro con minori stranieri non accompagnati, ragazzi di varie nazionalità come Albania, Pakistan, Nigeria, Marocco, Tunisia, Gambia, Burkina Faso, conosco da vicino questo tema.

Quando i ragazzi arrivano alla maggiore età, devono lasciare la comunità per intraprende un cammino nuovo. Faccio fatica a “lasciarli andare” perché non sempre tutti sono pronti ad affrontare il mondo fuori, ma sono contenta quando passano a salutarci, per fare due chiacchiere: significa che qualcosa di buono è stato seminato».