Da Bomporto una bella storia di integrazione

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Una bella storia di integrazione e accoglienza: succede a Bomporto dove a gennaio sono arrivati a vivere dieci ragazzi africani, tra i 19 e i 31 anni, seguiti dalla cooperativa Caleidos. Otto di loro provengono dal Senegal e sono Sambaa, Issa, Moustapha, Adiana, Boubacar, Dame, Elhadj e Dauda. Poi ci sono Adama che viene dal Gambia e Musa dalla Nigeria.

di Laura Solieri

“Non sapevamo nulla di questi ragazzi, solo che erano arrivati da poco e che avevamo voglia di incontrarli. Abbiamo quindi improvvisato un “comitato d’accoglienza” e organizzato una cena di condivisione in oratorio. I ragazzi hanno risposto all’invito con molto entusiasmo, e si sono presentati con diversi piatti tipici del Senegal. Pur avendo difficoltà con la lingua e una discreta timidezza da entrambe le parti, siamo riusciti a sciogliere l’imbarazzo con canti e balli accompagnati da chitarre e percussioni. Questo primo incontro è stato talmente intenso da spingerci a cercare altre vie per passare del tempo insieme, grazie anche a vari input dalla comunità di Bomporto”.

A raccontare questa bella storia sono Margherita Sentimenti, Sara Gasparini e Valentina Camac, giovani ragazze di Bomporto che insieme ad altre persone della comunità sono protagoniste di questo comitato “permanente” di accoglienza.

“Il primo vero progetto è stata la Scuola di italiano, avviata in oratorio – raccontano le ragazze – Insieme a Sonia, Rosabianca ed Emanuela, mamme ed insegnanti di Bomporto, abbiamo voluto creare uno spazio informale, dove in un clima di amicizia i ragazzi potessero esercitare e migliorare il proprio italiano per potersi inserire meglio nella comunità”.

La scuola è stata l’occasione per conoscersi meglio e dare vita ad altri momenti di incontro.

“Il primo incontro extrascolastico è stata una biciclettata fino a Modena, un intero pomeriggio tra chiacchiere, gelati e spensieratezza. Quel giorno abbiamo conosciuto altri richiedenti asilo residenti a Bastiglia, amici dei ragazzi di Bomporto. Dopo quella biciclettata, ci sono stati altri pomeriggi di passeggiate, giochi al parco e serate in compagnia. Durante l’estate, abbiamo organizzato altre due grandi cene aperte a tutta la comunità, che ha partecipato con curiosità ed entusiasmo, in cui abbiamo riproposto canti e balli e altre occasioni d’incontro sono nate spontaneamente grazie alle serate ricreative organizzate dall’associazione Baracca Beach di Bomporto”. Ci sono tanti momenti belli da ricordare legati a queste attività, “come durante la prima cena insieme, quando prima di mangiare il parroco di Bomporto ha proposto di fare una preghiera tutti insieme – raccontano Sara, Margherita e Valentina – Ci saremmo alternati, prima con una preghiera cristiana e poi con una preghiera musulmana. I ragazzi ci hanno spiegato che loro avevano già pregato, ma che avrebbero ascoltato volentieri il nostro momento di ringraziamento.

La parola “accoglienza”, secondo noi, oggi è stata usata così tante volte da aver perso significato. Dovrebbe essere sempre rapportata ad un contesto specifico, perché solo praticandola assume valore – concludono le giovani – Secondo noi, parlando di accoglienza, è molto facile cadere in due estremismi opposti: da una parte il rifiuto totale del diverso a causa della paura e del pregiudizio, dall’altra l’eccessivo assistenzialismo.

Quello che per noi è un valore guida è l’idea di avere davanti un nostro coetaneo con una sua storia, degli obiettivi e dei sogni con cui intraprendere uno scambio reciproco, in cui le due parti che si incontrano devono accogliersi a vicenda. In questo modo entrambe le comunità possono ridefinirsi e rinnovarsi insieme”.