La storia di Giulia: I giovani? Un dono per gli altri

Posted on

“La mia vita è abbastanza frenetica e movimentata! Fra università, attività di volontariato, catechismo in parrocchia, uscite con gli amici le mie giornate risultano intense. Sono fortunata: in questi anni ho avuto modo di costruire tante relazioni significative che rendono arricchente la mia vita”.

di Laura Solieri

Giulia Stagnoli, 20 anni, di Modena, vive nel quartiere Madonnina dal quale si sposta quotidianamente per raggiungere Reggio Emilia dove frequento l’università, Scienze dell’Educazione. “Il mio sogno è quello di lavorare come educatrice in una comunità – racconta Giulia con un sorriso luminoso – Sono volontaria presso Agape di Mamma Nina a Modena, casa di seconda accoglienza che ospita mamme e bambini in difficoltà. Nei pomeriggi in cui vado mi dedico prevalentemente ai bambini proponendo loro attività di gioco e laboratori. La novità dello scorso inverno sono stati i pompon di lana che hanno avuto un grande successo!”.

Giulia racconta di aver conosciuto Agape di Mamma Nina grazie a Cantieri Giovani, progetto proposto dal Csv di Modena nelle scuole del territorio per fare conoscere ai ragazzi le realtà di volontariato attive nel Modenese; lo scorso autunno, Giulia ha partecipato come peer educator a questo progetto del Csv, illustrando la sua attività di volontariato alle classi di alcune scuole superiori di Modena.

Cantieri Giovani è un progetto che offre risposte concrete e spendibili nel quotidiano dei giovani in età scolare per valorizzare le loro energie, competenze e voglia di impegnarsi a favore della comunità; sostenerli nella ricerca di senso, sviluppo personale e relazionale attraverso esperienze di cittadinanza solidale; orientarli nella società contemporanea e promuovere la loro partecipazione nelle associazioni di volontariato, per favorirne il ricambio generazionale.

“Quella con Agape di Mamma Nina non è la mia prima esperienza di volontariato – prosegue Giulia – Prima, ci sono state quelle nei centri estivi parrocchiali, la raccolta alimentare per Portobello nel 2015, il progetto FAI (Fondo Ambiente Italiano) con la scuola superiore.

Non c’è un motivo etico preciso che mi spinga a fare volontariato, o meglio che mi spinga ad essere volontaria, perché, a mio avviso, il volontario in primo luogo è una persona che si dona agli altri. Semplicemente, è per me fonte di gioia e divertimento stare coi bambini e con le mamme che ho conosciuto.

Quando sono in loro compagnia l’accoglienza, la condivisione, la riconoscenza si concretizzano. Diventano abbracci, baci, “grazie” detti con il cuore. E vivere tutto ciò mi spinge ad essere volontaria.

Il volontariato insegna ad essere membri responsabili di una società, in cui sono presenti numerose realtà difficili, che hanno tanto bisogno di umanità. In base alla mia esperienza – conclude Giulia – conosco diversi giovani impegnati nel volontariato e, in generale, attivi nel sociale.

A mio avviso i giovani vanno stimolati a fare belle esperienze in cui possano essere dono per gli altri. Spesso proprio gli adulti, con i loro gesti e le loro considerazioni, educano all’individualismo, muro che non ci consente di guardare oltre noi stessi”