L’8 marzo “Adotta un’allevatrice del Mozambico”

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È l’invito di Cefa, sostenuto dalla Regione Emilia-Romagna, per aiutare le donne e ridurre fame e povertà nelle comunità rurali del Paese africano. Bastano 150 euro all’anno per dare a una famiglia una mucca da latte, con l’assistenza tecnica di cui ha bisogno e creare così un futuro sostenibile per tutti

Un gesto concreto per sostenere le donne mozambicane nella produzione e vendita del latte, creare reddito per la propria famiglia, sconfiggere la malnutrizione e investire nell’istruzione per le nuove generazioni.
L’idea è del Cefa, onlus bolognese da 45 anni nel mondo per vincere fame e povertà, che in occasione della giornata dell’8 marzo invita tutti, privati e soggetti pubblici, profit e no profit a partecipare alla campagna per questa particolare adozione a distanza che si traduce nell’aiuto a un’intera comunità. I risultati sono di migliorare il lavoro delle allevatrici, integrare la dieta dei bambini con un alimento sicuro come il latte pastorizzato e come conseguenza offrire più istruzione e cure sanitarie ai bambini.

L’iniziativa rientra nel progetto Africa Hand Project, avviato in Mozambico dal CEFA con il coinvolgimento di ministero degli Affari esteri, Regione Emilia-Romagna, Comune di Reggio Emilia, Granarolo e altri operatori sulla filiera agro alimentare, FederUnacoma, Alleanza delle cooperative e Coopermondo, in collaborazione con il Consorzio Associazioni con Mozambico di Trento. Un impegno che segue quello della latteria sociale impiantata in Tanzania e scelta come esempio di “best practice” per la sostenibilità ad Expo 2015.

“Siamo orgogliosi di poter partecipare a questo progetto che ben rappresenta la collaborazione tra mondo produttivo, del no-profit e delle istituzioni– ha affermato l’assessore regionale all’Agricoltura, Simona Caselli–.Vogliamo mettere a disposizione dei Paesi in via di sviluppo la nostra esperienza di territorio leader in Europa per un’agricoltura sostenibile. Un esempio che punta sulla crescita delle donne coinvolte, sulla loro formazione e sulla sostenibilità a lungo termine da un punto di vista ambientale e sociale”.

Africa Hand project è partito nel 2016 a livello locale dotando le comunità rurali di bestiame e insegnando ai futuri allevatori le tecniche per dar vita a una zootecnia sostenibile. Il secondo passo è la fornitura di mezzi agricoli e la formazione agli agricoltori per aumentare le rese, diversificare le colture e favorire l’accesso al mercato.
Il Mozambico è uno dei Paesi più poveri al mondo, con oltre il 52% della popolazione sotto la soglia di povertà ed il 44% della popolazione infantile malnutrita. Beira, seconda città e importante porto fluviale, diventerà il centro del progetto, contribuendo allo sviluppo di una filiera 100% africana che permetta di aumentare la produzione locale e ridurre la dipendenza dalle importazioni.
Parallelamente Africa Hand Project si è trovato ad affrontare un altro problema del Mozambico, dove quasi la metà della popolazione soffre di malnutrizione cronica che inizia già durante la gravidanza e limita lo sviluppo nei primi anni di vita.Ecco perché il progetto prevede anche la fornitura di latte e derivati alle donne in gravidanza e ai bambini sotto i cinque anni di età, integrando la loro alimentazione con prodotti, frutto dell’allevamento locale, con un profilo nutrizionale elevato e capaci di fare la differenza.

E da qui parte l’idea della campagna “Adotta un’allevatrice”con l’obiettivo di sostenere le 200 allevatrici di mucche di Beira, dove solo il 10% delle vacche totali produce latte e la produzione media giornaliera è di quattro litri, con un reddito per capo di circa tre euro. Con rese così basse, dovute a scarse conoscenze, le allevatrici non riescono a garantire la sussistenza alla famiglia. Grazie alla campagna di fund raising Cefa fornirà per un anno a ogni allevatrice: formazione e assistenza tecnica per la gestione dell’allevamento e degli animali con stalla e piccola sala di mungitura; assistenza per le cure veterinarie; anagrafe degli animali e banche dati per le produzioni di latte; buone pratiche per l’alimentazione degli animali e fornitura delle attrezzature per la raccolta dei foraggi; vitto, alloggio e trasporto alle allevatrici durante le giornate di formazione.