LA RIFORMA IN PILLOLE: NONA PUNTATA – LA CONTABILITÀ

Continuiamo, con l’Avv. Cristina Muzzioli, ad approfondire le novità contenute nella Riforma del Terzo Settore. In questa puntata parliamo della tenuta della contabilità, perchè la trasparenza nei confronti del mondo esterno è uno dei concetti cardine della riforma del terzo settore.

La tenuta della contabilità
La trasparenza nei confronti del mondo esterno è uno dei concetti cardine della riforma del terzo settore. Una delle sue realizzazioni pratiche è la disciplina relativa alla tenuta delle scritture contabili e il bilancio per gli enti del terzo settore.

Gli enti del terzo settore dovranno redigere un bilancio di esercizio formato da stato patrimoniale, rendiconto finaziario con indicazione di proventi ed oneri, corredato di una relazione di missione che illustri le poste di bilancio, l’andamento economico e finanziario dell’ente e le modalità di perseguimento delle finalità statutarie.
Gli enti del terzo settore con entrate (comunque denominate) inferiori a €.220.000,00 potranno redigere un rendiconto finaziario per cassa e, dal tenore letterale della norma, sembra non siano tenuti nemmeno alla redazione della relazione di accompagnamento.
Il quadro pertanto propone obblighi contabili differenziati a seconda della dimensione dell’ente e delle attività svolte.

Gli enti del terzo settore che svolgono prevalentemente attività d’impresa infatti dovranno tenere le scritture contabili di cui all’art. 2214 del codice civile, cioè libro giornale, libro inventari, le scritture contabili necessarie in base alla dimensione dell’impresa e l’originale della documentazione.
Il lavoro delle associazioni sarà facilitato dagli schemi di bilancio che verranno definiti attraverso un’apposita modulistica predisposta dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali sentito il consiglio nazionale del terzo settore.

Soffermimoci per un attimo sulla relazione di missione: nuovo adempimento, ma al contempo strumento per far capire meglio chi siamo.
La relazione di missione infatti può essere un utile strumento per far capire i numeri alla base associativa e connetterli più strettamente con l’attività dell’associazione rendendoli comprensibili anche per i profani: in fondo il denaro serve per fare attività e “comperare cose” che ci aiutino a raggiungere i nostri scopi d’interesse generale.
Per questo, anche se non obbligatoria, potrebbe essere un strumento utile anche per gli enti di più piccole dimensioni per riflettere sul senso dell’uso delle proprie risorse e del “giro d’affari” dell’Associazione.

Nella relazione al bilancio dovrà essere documentato anche il carattere secondario e strumentale delle attività diverse ai sensi dell’art. 6 del codice del terzo settore.
Il bilancio delle associazioni sarà da depositare presso il registro unico del terzo settore entro il 30 giugno di ogni anno, insieme al rendiconto seprato per le attività di raccolta pubblica di fondi o, in caso di enti che svolgono attività d’impresa, presso il registro delle imprese.
Questa è una grossa novità per le associazioni perchè implica il fatto che il bilancio degli enti di terzo settore iscritti nel registro diventi pubblico e accessibile a tutti con un notevole incremento della trasparenza che porta con sè un incremento nella cura amministrativa dedicata alla redazione di questi documenti.

Ci attendono pertanto nuove sfide: tesorieri e contabili delle associazioni tenetevi pronti.

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Riforma del terzo settore: Forum e CSVnet raccolgono le segnalazioni

Vuoi rileggerti le puntate precedenti?
– Prima puntata: i principi ispiratori della riforma
– Seconda puntata: definizione di enti del terzo settore
– Terza puntata: i settori di attività
– Quarta puntata: le attività “altre”
– Quinta puntata: la raccolta fondi
– Sesta puntata: i volontari
– Settima puntata: l’assenza di scopo di lucro
– Ottava puntata: il registro unico del terzo settore