LA RIFORMA IN PILLOLE: QUARTA PUNTATA – LE ATTIVITÀ “ALTRE”

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Gli enti di terzo settore, come detto nella scorsa puntata, devono svolgere in via esclusiva o principale una o più attività d’interesse generale per il perseguimento senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale. Ma possono anche “Fare altro”. Vediamo che cosa con l’Avv. Cristina Muzzioli

Quarta puntata: le attività “altre”

L’oggetto principale dell’ente di terzo settore dev’essere lo svlogimento di una o più attività d’interesse generale, come descritto nella precedente puntata.
Accanto a queste attività sarà possibile svolgere anche attività diverse, a condizione che l’atto costitutivo e lo statuto lo consentano e che rimangano strumentali e secondarie rispetto alle attività d’interesse generale.

Uscirà un decreto ministeriale che definirà i limiti e i criteri in base ai quali queste attività potranno essere svolte, in considerazione dell’insieme delle risorse anche volontarie e gratuite utilizzate nei due settori

La definizione però sembra aprire maggiormente, rispetto al passato, la possibilità di svolgere attività di autofinaziamento per gli enti del terzo settore e la possibilità di svolgere attività commerciali accessorie per finaziare la propria attività istituzionale, a patto che non diventino l’oggetto principale dell’associazione.

Questa disposizione, insieme ad una definizione semplice di cosa deve succedere per essere qualificati enti commerciali (i proventi di attività commerciali devono essere maggiori rispetto ai proventi delle attività non commerciali o decommercializzate), e ai regimi forfettari previsti per gli enti del terzo settore fanno pensare a una facilitazione per le associazione nel poter legittimamente svolgere alcune attività con cui poi pagare la propria attività di interesse generale e facilitare il raggiungimento degli scopi ideali dell’associazione.

Ulteriore elemento positivo contenuto nella normativa è il fatto che l’attività di sponsorizzazione sia citata espressamente. Infatti quando si parla dei proventi dell’associazione per individuare se sia prevalente l’attività commerciale o quella non commerciale, sono citate esplicitamente le attività di sponsorizzazione (art. 79 5 comma) per dire che, entro ilimiti del futuro decreto ministeriale, non saranno conteggiate tra le attività commerciali. In questo modo si apre la possibilità di svolgere attività di sposorizzazione vera e propria (e quindi non solo di raccolta di donazioni) a tutti gli enti del terzo settore.

Molto dipenderà dai contenuti del decreto ministeriale che declinerà i limiti delle attività diverse, ma le premesse fanno ben sperare.

Vuoi rileggerti le puntate precedenti?
– Prima puntata: i principi ispiratori della riforma
– Seconda puntata: definizione di enti del terzo settore
– Terza puntata: i settori di attività