3° puntata La Riforma in pillole: i settori di attività

Ci eravamo lasciati la scorsa settimana cercando di entrare nel dettaglio di quali fossero i soggetti che rientrano nel Terzo Settore secondo quanto stabilito dalla nuova riforma. Ora l’avv. Cristina Muzzioli approfondisce invece i settori di attività

Terza puntata: i settori di attività

La definizione di ente del terzo settore trattata nella precedente puntata è strettamente collegata  alla definizione delle attività di interesse generale.

Gli enti di terzo settore, diversi da imprese sociali e cooperative sociali, che hanno i loro settori di attività indicati nel Decreto legislativo sull’impresa sociale, devono svolgere in via esclusiva o principale una o più attività d’interesse generale per il perseguimento senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale.

Le attività di interesse generale sono elencate nell’art. 5 del codice del terzo settore e potranno essere aggiornate con un apposito Decreto del presidente del Consiglio dei Ministri al fine di consentire ai settori di attività di rimanere al passo coi tempi e coi cambiamenti sociali a cui anche il mondo del terzo settore è soggetto.

L’impianto è simile a quello adottato precedentemente dalla normativa sulle Onlus che chiedeva lo svolgimento delle attività in uno dei 12 settori indicati dal Dlgs 460/97, ma con una descrizione dei settori molto più ampia come numero e contenuti. (qui trovi i settori di interesse generale).

I settori di attività sono previsti per qualunque tipo di ente del terzo settore senza differenziazioni per associazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale, fondazioni etc. Potranno essere diverse le modalità di svolgimento delle attività dell’ente a seconda della natura dell’ente stesso e della normativa specifica che lo regola.

Per esempio le modalità operative di un attività educativa potranno essere diverse se svolte da un’ organizzazione di volontariato o da un’ associazione di promozione sociale, visto che le associazioni di volontariato continuano a rivolgersi prevalentemente a soggetti non soci e le associazioni di promozione sociale hanno tra i destinatari  delle attività anche i propri associati.

Dal punto di vista fiscale le attività di interesse generale, incluse quelle oggetto di convenzione, accreditamento o contratto di altro tipo, non si considerano commerciali quando svolte a titolo gratuito o dietro il versamento di corrispettivi che non superino costi effettivi.

L’ente del terzo settore mantiene la qualifica di ente non commerciale purchè la maggioranza dei suoi proventi rimanga non commerciale: si considerano commerciali anche le attività d’interesse generale se svolte con modalità imprenditoriali e per corrispettivi superiori a quanto indicato prima (puro rimborso spese o gratuità) e le attività diverse che l’ente potrà svolgere accanto alle attività d’interesse generale.