LA RIFORMA IN PILLOLE: SECONDA PUNTATA

Dopo aver parlato di  riconoscimento, semplificazione, trasparenza e rendicontazione, continuiamo, grazie all’aiuto della nostra legale di riferimento, Avv. Cristina Muzzioli, ad analizzare insieme la riforma cercando, questa volta, di capire quali sono i soggetti che possono entrare a far parte del terzo settore.

Seconda puntata la definizione di enti del terzo settore

La riforma del terzo settore, nell’ottica di semplificazione e razionalizzazione di cui si parlava nella precedente puntata (clicca qui se vuoi tornare alla puntata numero uno), individua una definizione unitaria dei soggetti del terzo settore.

In base al codice del terzo settore pertanto sono enti del Terzo settore” le organizzazioni di volontariato, le associazioni di promozione sociale, gli enti filantropici, le imprese sociali, incluse le cooperative sociali, le reti associative, le società di mutuo soccorso, le associazioni, riconosciute o non riconosciute, le fondazioni e gli altri enti di carattere privato diversi dalle società costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale mediante lo svolgimento di una o più attività di interesse generale in forma di azione volontaria o di erogazione gratuita di denaro, beni o servizi, o di mutualità o di produzione o scambio di beni o servizi, ed iscritti nel registro unico nazionale del Terzo settore”.

Questa definizione pertanto riunisce insieme soggetti già esistenti nella precedente normativa (associazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale, imprese sociali, fondazioni, etc), insieme ad alcuni soggetti del tutto nuovi come gli enti filantropici e le reti associative. Tutti questi soggetti potranno iscriversi al Registro unico del terzo settore e così accedere a una serie di agevolazioni e benefici previsti per gli enti di terzo settore. Al tempo stesso tutti questi soggetti sono soggetti a una parte generale della normativa prevista per tutti gli enti del terzo settore.

Non possono essere enti del terzo settore (in breve ETS, che sarà anche la sigla da aggiungere al nome dei vari enti) gli enti pubblici, le formazioni e le associazioni politiche, i sindacati, le associazioni professionali e di rappresentanza di categorie economiche, le associazioni di datori di lavoro ed eventuali soggetti controllati da questi enti.

Il codice del terzo settore non si applica alle fondazioni di origine bancaria che quindi in senso stretto non sono considerati un soggetto del terzo settore.

Gli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti che svolgano attività d’interesse generale potranno godere delle agevolazioni previste per gli ets e dell’applicazione del codice del terzo settore limitatamente alle attività di interesse generale adottando  un regolamento ad hoc da depositare al registro del terzo settore.

Al di fuori degli enti del terzo settore continueranno a esistere realtà di tipo associativo o fondazioni senza scopo di lucro non iscritte al registro ma pienamente legali e operative: come fino ad  ora non era un obbligo ma una possibilità l’iscrizione  ai vari registri previsti dalla normativa specialistica (Onlus, volontariato, aps) così non sarà un obbligo iscriversi al registro del terzo settore.

 

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