VOGLIAMO CHE I NOSTRI BIMBI SIANO FORTI COME PIPPI

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Sta muovendo i primi passi nei quattro comuni modenesi dell’Unione delle Terre d’Argine il progetto Pippi. L’obiettivo è quello di sostenere le famiglie più vulnerabili per aumentare la sicurezza dei bambini, riducendo il rischio di maltrattamento e il conseguente allontanamento dei figli dal nucleo familiare

di Jessica Bianchi

Chi di noi non ricorda le favolose avventure dell’eccentrica Pippi Calzelunghe? Una bambina bizzarra, quella nata dalla penna di Astrid Lindgren, assolutamente fuori dall’ordinario, che vive sola in una grande villa in un piccolo paese della Svezia. “Una bimba tremendamente forte. Autonoma. Ed è proprio da questa immagine che speriamo i nostri bambini possano trarre ispirazione”. A parlare è Ramona Vai, referente territoriale, insieme a Liana Balluga, del progetto sperimentale Pippi (acronimo di Programma di Intervento Per la Prevenzione dell’Istituzionalizzazione), il cui obiettivo è “mettere al centro il benessere dei più piccoli, sostenendo la genitorialità più vulnerabile”, prosegue la dottoressa Vai, onde evitare l’allontanamento dei figli dal nucleo familiare. “Genitori non si nasce, tutti abbiamo bisogno di imparare a diventare migliori in questo ruolo. Le madri e i padri Pippi, che si trovano a fronteggiare situazioni complesse, presentano punti di forza e di debolezza: la sfida è quella di accompagnarli per implementare le loro risorse genitoriali attraverso un lavoro di squadra”.

Il programma sperimentale, nato dalla collaborazione tra il Ministero delle Politiche sociali e il Laboratorio in Educazione familiare dell’Università di Padova, sta muovendo i primi passi nei quattro comuni dell’Unione delle Terre d’Argine con la collaborazione del Distretto sanitario dell’Azienda Usl, delle scuole e di varie associazioni del territorio. Il progetto si rivolge a dieci famiglie con bambini fino a 11 anni di età e coinvolge assistenti sociali, personale scolastico, psicologi, educatori e famiglie di appoggio: una vera task force che lavorerà in modo integrato e sinergico con i genitori. “Apparentemente – spiega Ramona Vai – potrebbe sembrare un numero ridotto ma dietro a questi dieci bimbi vi sono gruppi di lavoro e metodologie molto complessi. La scienza, si sa, richiede metodo e Pippi prevede la compilazione puntuale di moduli e un monitoraggio costante per verificare, insieme alle famiglie, come procede l’intervento, verificandone in ogni momento l’efficacia. Anche il bambino è parte integrante del gruppo di lavoro: sono infatti previsti dei momenti a lui dedicati affinché possa esprimere bisogni, emozioni e sentimenti”.

Se il progetto darà i risultati auspicati in termini di miglioramento delle competenze genitoriali potrebbe fornire indicazioni ed esempi concreti di buone prassi da sviluppare non solo sul nostro territorio bensì nell’ambito dei servizi socio sanitari dell’intero Paese. D’altronde i dati nazionali e regionali dicono che la prima causa degli allontanamenti in Italia è rappresentata proprio dall’inadeguatezza genitoriale e che nei Paesi occidentali la negligenza nella cura dei figli è in preoccupante aumento. Pippi rappresenta una vera e propria alleanza tra tutti i soggetti che hanno a cuore la crescita del bambino, per promuoverne il benessere e la crescita in un ambiente protetto, sicuro e appagante. Una sperimentazione preziosa, tesa a evitare, laddove sia possibile, strappi dolorosi come l’allontanamento dei minori dai propri genitori, per assicurare loro un diritto sacrosanto, quello di diventare grandi sentendosi amati e accuditi.

Servizi Sociali dell’Unione delle Terre d’Argine – I numeri 
Le famiglie in carico ai Servizi Sociali dell’Unione delle Terre d’Argine continuano ad aumentare così come cresce l’entità del bisogno. “I dati – sottolinea Ramona Vai – possono impressionare poiché i Servizi Sociali seguono situazioni estremamente eterogenee: da una difficoltà economica momentanea causata dalla perdita del lavoro legata alla crisi alla richiesta di aiuto per iscrivere i propri figli, affetti da disturbi dell’apprendimento, a servizi specifici di doposcuola ad esempio…Operiamo dunque su diversi livelli e gradi di intervento. Detto ciò, al 2015, i minori in carico ai Servizi Sociali dell’Unione erano circa 2mila”.
Quanti i minori allontanati ogni anno dalle loro famiglie? “L’allontanamento di minori non è un fenomeno che riusciamo a tradurre in un parametro numerico costante. Ogni anno fa storia a sè anche perchè spesso ci troviamo a intervenire per la protezione di bambini o adolescenti in situazione di emergenza /urgenza (anche su segnalazione delle Forze dell’Ordine).  Situazioni queste che non possono essere preventivate. Ogni anno nelle Comunità Educative e case famiglia vivono complessivamente dai 9 ai 13 minori a cui si aggiungono i bambini in affido familiare (circa 12/14 all’anno). Alcuni rimangono in questi ambiti di accoglienza per un breve periodo, in altri casi, invece, l’accoglienza è inserita in un progetto quadro di più lunga durata. Ci tengo anche specificare che è sempre la Magistratura minorile a disporre l’allontamento tramite un apposito decreto. Un fenomeno di questi ultimi anni è poi l’inserimento in protezione di madri con figli in Comunità “madre-bambini”. Complessivamente vivono in queste strutture 9/10 madri con i loro 15/17 figli”.