A CARPI NON PIÙ BRICIOLE

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Trasformare lo spreco in risorsa: è questo l’obiettivo primario di Non più briciole, il progetto pilota promosso dall’associazione Porta Aperta di Carpi e cofinanziato dal Ministero del Lavoro e delle politiche sociali

di Jessica Bianchi

Trasformare lo spreco in risorsa: è questo l’obiettivo primario di Non più briciole, il progetto pilota promosso dall’associazione Porta Aperta di Carpi e cofinanziato dal Ministero del Lavoro e delle politiche sociali.

“Lo scopo è quello di reperire e valorizzare i prodotti invenduti, non più commercializzabili ma commestibili e salubri, per reintrodurli in una filiera di redistribuzione alle famiglie più fragili del territorio attraverso il nostro centro di ascolto. In questo modo possiamo tagliare gli sprechi e, allo stesso tempo, arricchire la sporta alimentare dei nuclei famigliari più poveri con l’introduzione di prodotti freschi”, sottolinea Valentina Pepe responsabile della progettazione di Porta Aperta. Ogni anno in Europa vengono gettate 90 tonnellate di cibo mentre nella sola Italia lo spreco che finisce nei bidoni della spazzatura vale ben 8,4 miliardi l’anno: una vera e propria piaga ambientale e sociale. “Non più briciole – prosegue Valentina Pepe – si tradurrà anche in una preziosa opportunità di reinserimento lavorativo per una persona disoccupata e con disagio economico che verrà assunta part time per la durata dell’intero progetto”.

Le 611 famiglie seguite da Porta Aperta nel 2015 “rientrano in un programma alimentare, un vero e proprio piano di distribuzione di generi di prima necessità, dalla pasta allo scatolame, garantito grazie al prezioso contributo di Banco alimentare e Coop. Una sinergia che ci ha dato la possibilità di erogare, lo scorso anno, ben 6.572 sporte alimentari”, aggiungono Elisa Massari e Patrizia Awuah, in servizio civile volontario presso l’associazione. A beneficiare di tale programma, nella sola città di Carpi, sono oltre 2mila persone (il 43% delle quali italiane): “famiglie che, attraverso Non più briciole, grazie al coinvolgimento di aziende agricole, allevamenti e caseifici potranno ora mettere in tavola frutta, verdura, prodotti caseari, carni, salumi, composte, succhi, marmellate…”. Al momento hanno aderito al progetto 14 imprese (Casarini di Limidi, Cipof di San Possidonio, Oscar Clò  e La Falda di Campogalliano, Monica Ferrarini di Mirandola, Caseificio 4 Madonne di Lesignana, Azienda agricola Malaspina di San Biagio, Macelleria Martinelli, Federici e Zuccolini, Pastificio Menozzi, Pastificio  Pasta & Pasta, le aziende agricole Pancaldi, Scaroni e Tondelli di Carpi):  “la nostra speranza è quella di creare una rete territoriale – che prosegua al termine di questa sperimentazione – sensibile al tema del non spreco e animata dal desiderio di dare una risposta concreta alla vulnerabilità e alla marginalità sociale, fenomeni in preoccupante ascesa anche nella nostra città”.

L’allarmante crescita della mappa del bisogno e della povertà a Carpi non accenna ad arrestarsi e progetti come questo rappresentano una boccata d’ossigeno per le famiglie strozzate dalla crisi, dalla perdita del lavoro e dalla conseguente contrazione della propria capacità di acquisto.