FIBROSI POLMONARE IDIOPATICA: AMA FUORI DAL BUIO AL PARLAMENTO EUROPEO

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Operatori sanitari, care givers e pazienti a Bruxelles per chiedere alle istituzioni cure accessibili per tutti ed un più efficace sostegno alle famiglie

11 organizzazioni dei pazienti affetti da Fibrosi Polmonare Idiopatica (IPF) tra cui la modenese AMA – Fuori dal Buio, hanno chiesto al Parlamento europeo, nella seduta dello scorso 15 settembre, di sostenere il diritto alla qualità dell’assistenza ed un più efficace sostegno alle famiglie dei pazienti. 11 organizzazioni supportate da 35mila e un sito dedicato per raccoglierle (www.ipfcharter.org).

Attualmente in Europa si stima che il numero di soggetti affetti da IPF sia compreso tra 80.000 e 111.000 persone. Ed è un numero destinato ad aumentare a colpi di 35.000 nuovi casi all’anno. La IPF colpisce con maggiore frequenza gli uomini nella fascia d’età tra i 50 e 70 anni, e non esistono cure: il periodo di sopravvivenza di un malato va solitamente dai 2 ai 5 anni. La diagnosi è spesso ritardata a causa della natura della malattia, di cui non è possibile stabilire una causa principale, e del mancato riconoscimento dei sintomi da parte del personale sanitario.

Proprio per questo è necessario l’opinione pubblica sappia che esiste la Fibrosi Polmonare Idiopatica.

Perché questo avvenga 11 organizzazioni europee di pazienti hanno prodotto la Carta Europea del Paziente con Fibrosi Polmonare Idiopatica con cui si appellano a politici, aziende sanitarie e governi nazionali per attuare misure volte a sensibilizzare il pubblico sulla IPF e stabilire standard di cura volti a migliorare la qualità e l’accesso alle cure in Europa.

La Carta Europea costituisce il più grande sforzo mai compiuto prima dalla comunità internazionale IPF che ha unito in un unico coro le voci dei rappresentanti dei pazienti di 9 paesi. Ma perché le seppur importantissime raccomandazioni dettate nel documento possano giungere realmente al letto del paziente, è necessario abbattere tutte le problematiche che causano discriminazione sia a livello internazionale (pensiamo ad esempio alla diverso accesso al trapianto che è concesso con limiti d’età diversi a seconda dei diversi paesi) sia nei singoli stati. In Italia, ad esempio, assistiamo ad una discriminante disparità di trattamento da regione a regione: solo due Regioni, al momento, nel nostro paese, hanno riconosciuto l’IPF come malattia rara –quindi con un codice d’esenzione regionale- Piemonte e Toscana. Due Regioni su 21. Questo significa che la maggior parte dei pazienti affetti da questa malattia non ha accesso gratuito ad esami e trattamenti: si tratta di famiglie che devono farsi carico di altissimi costi per monitorare l’evoluzione della malattia.
«Gli sforzi fino ad ora compiuti –ha detto Rosalba Mele, presidente dell’associazione AMA – Fuori dal Buio nel corso del suo speech al Parlamento Europeo- potrebbero risultare vani senza l’appoggio dei decisori politici: per questo chiediamo di mandare un forte messaggio politico alla Commissione Europea e agli stati membri sollecitando una tempestiva presa in carico, perché i nostri pazienti tutto hanno tranne che tempo da attendere».

«Non vi è dubbio – ha assicurato l’On. Elena Gentile, membro del Parlamento Europeo ed una delle prime a sposare la causa IPF- che le Istituzioni europee si faranno carico di sostenere la ricerca farmacologica nel campo delle malattie rare: esiste in Europa una platea importante anche se numericamente poco significativa, alla quale dobbiamo assicurare ogni utile intervento per declinare, in ogni stato membro, anche per questi pazienti, il diritto alla cura accessibile per tutti».

In occasione dell’incontro tenutosi a Bruxelles l’On. Gentile si è presa formalmente l’impegno di portare all’attenzione del Parlamento Italiano la Carta IPF. Un primo passo, mosso in terra d’Europa, che speriamo abbia presto eco anche qui da noi.

Tra gli interventi nella giornata del 15 settembre al Parlamento Europeo di estremo interesse sono stati quelli riguardanti la ricerca e l’innovazione, il trapianto di polmoni e la formazione di personale infermieristico dedicato; al tavolo erano infatti presenti fra gli altri Agnes Mathieu e Iiro Eerola – Commissione europea, Arne Neyrinck – Università di Lovanio, Peter Fsadni – Comitato permanente dei medici europei, Ber Oomen – Infermieri specializzati organismi europei.