POVERI O PERICOLOSI? PUBBLICATI GLI ATTI DEL CONVEGNO

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Case lavoro e non lavoro. Case lavoro al tempo del non-lavoro. Quale lavoro per le case lavoro? …meri artifizi sintattici o espressioni che esprimono qualcosa di più?

Sono stati pubblicati gli Atti del convegno “Poveri o pericolosi?”, realizzato nell’ottobre 2013 all’interno della Casa di reclusione di Castelfranco Emilia, organizzato da Garante dei detenuti della Regione Emilia-Romagna, Prap dell’Emilia-Romagna e Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università di Bologna

Le Case di lavoro in questi anni hanno suscitato scarso interesse e a Castelfranco continua a mancare il lavoro, nonostante il ricco patrimonio agrario e laboratoriale da anni inutilizzato.

Oggi è molto importante tenere alta l’attenzione sul tema delle misure di sicurezza per imputabili. Sicuramente perché non si tratta di un tema “alla moda”, nemmeno tra gli addetti ai lavori: ed anche perché rimanda a contraddizioni perennemente presenti (e mai risolte) del nostro sistema penale. Il punto di partenza è forse scontato: l’internamento in casa lavoro segue l’espiazione della pena detentiva e concettualmente si fonda sulla permanenza, in capo al reo, di una condizione di pericolosità sociale.

Questo significa che se il soggetto finisce in casa lavoro perché considerato socialmente pericoloso, la pena detentiva ha fallito il suo scopo.

Ma non è tutto. La persona internata in casa lavoro non lavora (se non sporadicamente): vivacchia, esattamente come in carcere. Inoltre, dalla casa lavoro – in virtù di quel meccanismo che consente proroghe su proroghe della misura – rischia di non uscire più.

D’altra parte, il magistrato di sorveglianza di quali strumenti potrebbe disporre per decidere diversamente? Su cosa potrebbe basare la revoca della misura se, nel frattempo, nulla è cambiato nella “persona” dell’internato? La Regione Emilia-Romagna, nel corso della VII Legislatura, ha presentato una proposta per abrogare le norme del codice penale che prevedono l’assegnazione alle Case di lavoro o alle colonie agricole. Nella stessa direzione andavano anche i progetti di riforma Grosso, Nordio e Pisapia. Tante proposte, ma nulla di fatto, in buona sostanza. Perché accettare seriamente un’ipotesi di questo genere significa inevitabilmente confrontarsi con la necessità di rivisitare l’idea stessa della categoria della “pericolosità sociale”.

Queste le tematiche affrontate ad ottobre 2013 nella giornata di studio Poveri o pericolosi? di cui ora sono disponibili gli atti cliccando qui