PATTO PER LA CRESCITA: LE CONSIDERAZIONI DI EMANUELA CARTA

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La scorsa settimana è stato firmato dalle organizzazioni economiche, sindacali e sociali modenesi il Patto per la crescita intelligente, sostenibile e inclusiva della città di Modena e del suo territorio. Queste le considerazioni della presidente dell’ASVM Emanuela Carta.

Il Sindaco ha detto “Con il Patto vogliamo che tutti siano attori e che tutti partecipino alla regia del nuovo sistema Modena”: il volontariato modenese è pronto a raccogliere la sfida? 
Assolutamente sì, siamo contenti di questo invito che da all’intero “sistema volontariato” una responsabilità molto grossa: ora è compito del mondo della solidarietà modenese attrezzarsi per affrontare i cambiamenti avvenuti nella società e nella cultura di Modena da quando il volontariato è apparso come soggetto politico di primo piano.

Anche il settore del volontariato è stato in questi anni interessato dai tagli e lo sarà forse ancora di più (vd. tagli dei contributi dalla Fondazioni): che cosa rischia Modena in termini di servizi del volontariato “al cittadino” in conseguenza di questi tagli? 
I tagli sono un pericolo e un’opportunità. Un pericolo perchè in questi anni si è fatto “impresa” sul volontariato, ci si è basati per servizi tagliati al pubblico, sulla forza e sulle forze del volontariato. Ma i tagli sono anche una grande opportunità per ritrovare le ragioni profonde della solidarietà nei confronti dell’altro, che sono quelle di una partecipazione gratuita e appassionata alla vita della società a partire dalle persone più fragili e in difficoltà. Il rischio però che non si deve correre è quello di disinvestire sulla formazione, che è uno dei punti più nevralgici per il futuro del volontariato modenese.

Con il “Patto per la crescita intelligente, sostenibile e inclusiva” il “sistema” Modena raccoglie le sfide della crisi. Come può il volontariato “aiutare” il sistema Modena ad uscire da questa crisi?
Il volontariato può dare un contributo di partecipazione attiva per la realizzazione di una città che abbia le caratteristiche indicate dal Patto. Ma non solo. Il volontariato può anche essere luogo di sperimentazione di nuove forme di collaborazione fra la società civile e le amministrazioni pubbliche per creare quel sistema virtuoso che può poi essere messo al servizio dell’intera comunità.

Il volontariato deve entrare nella sinergia del sistema Modena, come fare? Cosa deve fare l’amministrazione per avviare un dialogo proficuo con il volontariato?
E’ importante che le amministrazioni si rendano conto dell’importanza del volontariato per il bene della comunità: il volontariato deve essere da subito ascoltato e interpellato dal sistema Modena, non solo quando si tratta di fare. Dobbiamo e vogliamo essere ascoltati per creare una programmazione congiunta a favore della città e non solo per mettere pezze dove il pubblico non riesce ad arrivare.

Modena è andata incontro in questo ultimo periodo a nuovi bisogni dovuti alla crisi (povertà emergenti, ecc): quanto il volontariato ha saputo cogliere questi bisogni emergenti e quanto ha saputo sviluppare percorsi per andarvi incontro?
Come ASVM abbiamo, di concerto con le associazioni del territorio, creato percorsi che vadano proprio incontro alle nuove emergenze sociali che stanno nascendo, con il prolungarsi della crisi, anche nell’area modenese. Abbiamo attivato con una rete di associazioni diverse esperienze di welfare generativo: l’emporio Portobello, progetti di volontariato d’impresa, il progetto Vinco (centrato sui neet), ecc… Diciamo che come ASVM-CSV abbiamo sviluppato la capacità di far dialogare le associazioni tra di loro e con altri soggetti della comunità che si occupano e hanno attenzioni per le stesse fragilità: un modo di fare rete fondamentale in questo periodo storico.