TUTOR A SCUOLA: QUANDO SI LAVORA, SI LAVORA. E BISOGNA RICONOSCERLO

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Ecco l’intervento del portavoce del Forum del Terzo Settore di Modena Albano Dugoni in merito alle giuste tutele e al riconoscimento del lavoro sociale del lavoro di tutoraggio nelle scuole.

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

Imparare, guadagnare, servire. In inglese suona meglio (learn, earn, serve) ma il contenuto non cambia. In una società moderna e dinamica e che deve competere nella sfida della modernità, le tappe, a seconda dell’età della vita di ognuno di noi, o almeno della maggior parte, dovrebbero essere queste. Ma addirittura invertire quest’ordine, così come appare dalla discussione in corso sull’utilizzo di tutor nelle scuole, per cui l’attività di figure professionali in età lavorativa viene solo rimborsata come se fosse volontaria (serve, in inglese), svilisce il lavoro sociale e non solo. E’ infatti riconosciuto che l’attività del tutor ha, proprio nella giovane età dell’operatore, un quid in più a cui l’esperienza difficilmente può sopperire. Chi si immagina un tutor attempato con il capello grigio? sarebbe come vedere un commesso di Abercrombie con la pancia!.

E di questi tempi, dove l’occupazione dei giovani è ai minimi storici, andare a mortificare economicamente un lavoro nel quale  la spontaneità della giovane età è di per sè un fattore di eccelenza è proprio un paradosso. Risponde alla mera esigenza di ridurre i costi ed è fortemente in contrasto con la necessità (in risposta a bisogni crescenti e risorse calanti) di produrre percorsi innovativi e valori condivisi.

Dal nostro punto di vista, va benissimo ed già innovativo, se uno studente meritevole a cui la scuola che frequenta riconosce anche capacità empatiche è coinvolto in un progetto strutturato e ben organizzato, in ausilio volontario  ad un suo pari che necessità di un sosegno per raggiungere determinate competenze. Lo farà all’interno del proprio percorso educativo e di apprendimento e, per questo, acquisirà anche dei crediti formativi (learn).
Ci pare però altrettanto evidente che chi ha già ottenuto il diploma perchè a tanto si è scrupolosamente preparato ed è chiamato a svolgere la funzione di tutor, di servizio alla persona, è un lavoratore che per quello che fa  necessita delle giuste tutele (earn).

Così come chi è capace di tagliarci i capelli, venderci un cappello, fare un caffè, servire una pizza ad un tavolo o di consegnarla in una notte di nebbia e freddo al quarto piano nel nostro comodo appartamento.

E poichè sembra che in futuro molto lavoro si creerà nel campo dei servizi, ed in particolare in quelli alla persona, cerchiamo fin da subito di cogliere ed individuare le distintività rispetto alla sfera del volontariato. Spazi per liberare risorse ricorrendo all’attività volontaria di chi ha già un lavoro o di chi si gode la pensione ci saranno sempre e comunque. Donare tempo o denaro per il bene del prossimo, per i beni comuni e per quelli pubblici è una tradizione civica americana, ma anche del nostro territorio

Naturalmente sederci allo stesso tavolo, con le diverse parti sociali, sarebbe il modo più costruttivo per cominciare ed intraprendere nuovi percorsi.

L’intervento si inserisce nel dibattito tra Cgil e Provincia avviato nei giorni scorsi sulla Gazzetta di Modena sulla figura del tutor scolastico: clicca qui qui per leggere gli articoli