PORTOBELLO, UN BELLA ESPRESSIONE DELLA DIGNITÀ UMANA

Anche Don Ciotti, in città per un incontro alla Fondazione Biagi, ha voluto visitare l’Emporio Portobello, il “supermercato” sociale che il volontariato modenese ha creato, supportato dal Centro di Servizi per il Volontariato, per le famiglie in difficoltà.

Di Chiara Tassi

Una visita non ufficiale, di un amico interessato a vedere di persona uno dei progetti più interessanti che il volontariato ha creato in questi ultimi anni. Con queste premesse Don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele e di Libera, ha voluto visitare, di passaggio a Modena per un incontro alla Fondazione Marco Biagi per i 20 anni della Cooperativa Aliante, l’emporio sociale Portobello.

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“E’ un bel progetto – ci ha detto Don Ciotti- un bel progetto di dignità umana, per dare dignità alle persone, persone che stanno vivendo un momento di grande vulnerabilità, di grande difficoltà.
Oggi continuiamo a vedere situazioni di povertà a cui eravamo purtroppo già abituati, ma la novità è che c’è un ceto medio che sta sprofondando sempre più verso il basso, che spesso si vergogna di dire in che condizioni sta vivendo, che si trova in un momento di reale difficoltà, cui mancano i punti di riferimento. Per questi trovare l’opportunità di avere un luogo che ti accoglie, in cui puoi relazionarti, dove puoi trovare generi fondamentali per sopperire almeno ad uno dei problemi che ti si pongono davanti –quello dello sfamare te e la tua famiglia- e dove nel contempo vieni accompagnato in un percorso stimolante per avere delle prospettive, per guardare un po’ oltre, mi sembra una grande cosa!
La magia, poi, di questo posto è rappresentata da quel cartello che si trova all’entrata e che mostra tutti i protagonisti di questo progetto che ha messo insieme forze, energie, espressioni diverse. Una trasversalità che ci ricorda che questo non è un progetto di solidarietà  ma un progetto che va incontro alle persone per affermarne la dignità e che si batte per fare in modo che crescano la dignità e i diritti della gente. Perché prima della solidarietà c’è bisogno che si affermino i diritti delle persone, e la giustizia sociale innanzi tutto.

La solidarietà qui la si respira nell’aria, non verrà mai meno, è quella che ha messo in moto questa realtà e chi offre questi prodotti -e ci auguriamo che continui sempre a farlo e anzi lo faccia sempre di più- ma l’impegno deve essere quello che, tutti insieme, si chieda più dignità, più diritti, più giustizia sociale per tutte le persone.
Stiamo andando indietro, nel paese: 9 milioni di persone che vivono la povertà relativa, e 5 milioni che vivono la povertà assoluta ci pongono davanti ad una grande riflessione. Così come ci pone una grande riflessione che ci siano, tra chi ha perso il lavoro, chi cerca lavoro, chi è in cassa integrazione o vive il precariato dal lavoro, circa 7 milioni di persone. Quello che non dobbiamo mai dimenticarci è che dietro ai numeri ci sono storie, ci sono volti di persone, ci sono fragilità,  a volte ci sono sofferenze, c’è smarrimento, e quindi a volte dobbiamo affermare la dignità e i diritti delle persone. Ben venga  la solidarietà, ma questa non deve sostituire quello che deve essere dato per giustizia, quello che deve essere dato come un diritto accanto ai doveri che ciascuno di noi ha, tra cui quello di assumersi la propria quota di responsabilità.
Portobello è un segno di attenzione alla fatica delle persone, ma qui dentro si respira anche la voglia di “graffiare” la responsabilità della politica, delle istituzioni perché facciano quello che devono fare. Non è un ritorno alla beneficienza, guai se lo fosse, perché chi si trova in difficoltà non chiede beneficienza, chiede lavoro, chiede casa, chiede i servizi fondamentali per le persone. Solidarietà e giustizia devono saldarsi fortemente insieme.