LA SITUAZIONI DELLE CARCERI IN REGIONE: IL VOLONTARIATO, UN AIUTO CONCRETO PE I DETENUTI

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In Emilia-Romagna si e’ passati dai 4.000 detenuti presenti alla fine del 2011 ai 3.469 del 31.12.2012. Il sovraffollamento, che nella regione in passato era molto elevato, si sta sempre maggiormente allineando alla media nazionale (144,8 presenze su 100 posti in Emilia-Romagna; 139,7 in Italia). Tra i punti di forza del nostro sistema carcerario le relazioni sviluppate con il mondo del volontariato per dare sostegno ai detenuti.

E’ quanto emerge dalla prima relazione annuale delle attività svolte dal Garante regionale delle persone private della libertà personale, Desi Bruno, e presentata negli scorsi giorni all’Assemblea legislativa.

La relazione 2012
Desi Bruno ha riassunto in Aula le questioni più rilevanti affrontate nel primo anno di attività, evidenziando le varie criticità riscontrate nel corso delle visite ispettive.

Dalla relazione emerge una situazione piena di contraddizioni, restituendo l’idea di quella che – al 31 marzo 2013 – è la situazione dei luoghi di disperazione della nostra regione. Grande rilevanza viene data all’analisi delle problematiche di ordine generale, con le forti ripercussioni sulle strutture regionali, a partire dalla cronica situazione di sovraffollamento: documentata con un ampio repertorio statistico, ci parla di 3.469 detenuti presenti in questa regione, a fronte di una capienza regolamentare di 2.462 persone. Appaiono “largamente insufficienti” le misure assunte per svuotare gli istituti penitenziari, come dimostra la condanna in sede europea per il “trattamento inumano e degradante” delle nostre carceri. Una condanna che concede all’Italia poco tempo – marzo 2014 – prima di tramutarsi in pesanti conseguenze finanziarie.

In Emilia-Romagna, il 40% dei reclusi è in attesa di giudizio, circa il 30% è tossicodipendente, oltre il 50% è straniero: ognuno di questi tre dati – ha sottolineato Desi Bruno – si colloca ben oltre la media nazionale. La Garante ha poi evidenziato lo stato di scarsa applicazione delle misure alternative alla detenzione; la cronica assenza di lavoro (al 31 giugno 2012, in Emilia-Romagna si contavano 587 detenuti lavoranti alle dipendenze dell’Amministrazione Penitenziaria e 225 non dipendenti).

La relazione evidenzia i principali eventi critici registrati negli istituti (suicidi, tentati suicidi, aggressioni ad agenti di Polizia Penitenziaria, danneggiamenti di celle e strutture, manifestazioni di protesta): in Emilia-Romagna, nel 2012 sono stati contati 101 tentati suicidi, di cui 12 nel carcere della Dozza di Bologna.

La relazione annuale è stata pensata e strutturata come uno strumento di consultazione per chiunque intenda approfondire una o più delle numerose problematiche affrontate. Il materiale è copioso: dai comunicati stampa che hanno fatto seguito alle visite negli Istituti, all’indicazione dei progetti già realizzati e in corso di realizzazione; dall’Accordo di collaborazione con il Dipartimento di Scienze giuridiche dell’Università di Bologna, all’istituzione di uno sportello di informazione legale all’interno del Cie di Bologna; dal sostegno a un progetto di mediazione penale, fino alla realizzazione di un opuscolo informativo tradotto in 5 lingue: “Carcere e dintorni. Prontuario della normativa di riferimento”. Questo opuscolo raccoglie la normativa e le prassi vigenti in materia penitenziaria, è destinato ad operatori, volontari e detenuti, nella consapevolezza che alla privazione della libertà personale non deve accompagnarsi anche la perdita di altri diritti, tra cui quello di essere informati. Per questo motivo, l’opuscolo è stato tradotto in albanese, arabo, inglese, francese e spagnolo.

Il dibattito in aula

Per Franco Grillini (Misto) la legislazione italiana è profondamente distorta e classista, e porta a riempire le carcere con gli individui più poveri e meno istruiti, mentre si sono depenalizzati reati ad alto impatto sociale come il falso in bilancio. È ormai improrogabile agire per riformare leggi come quella sulle tossicodipendenze e sull’immigrazione.

Apprezzamento per il lavoro svolto dall’ufficio del Garante è stato espresso da Antonio Mumolo (Pd), che ha segnalato gli effetti concreti di alcuni interventi sulla vita delle persone recluse. Ha poi sottolineato il valore di progetti finalizzati all’inclusione sociale, e quanto possa essere utile costruire e rafforzare reti con l’Università, il volontariato, gli Enti locali.

Quella del carcere è un situazione assai critica, ha detto Antonio Paruolo (Pd), che chiede conto alla politica affinché offra soluzioni concrete a tante dichiarazioni di principio sull’esigibilità dei diritti; la relazione del Garante mostra quanto scarto vi sia con le condizioni di vita di chi è privato della libertà personale e tocca alla politica porvi rimedio.

Apprezzamento al Garante anche da Gianguido Naldi (Sel-Verdi), che ha ribadito come la legislazione italiana tenda ad accanirsi sui più deboli. È sua convinzione che l’insufficiente numero del personale di sorveglianza aggravi le condizioni di vita dei detenuti, costretti a restare in cella per 18-20 ore al giorno. Per Naldi sono maturi i tempi per arrivare alla chiusura del Cie di Bologna e va sviluppato l’impegno delle istituzioni per offrire opportunità di lavoro ai detenuti, e contrastare così la reiterazione dei reati.

L’attività appassionata della garante ha già consentito di rendere meno opache le condizioni di vita nei luoghi della reclusione, ha detto Monica Donini (Federazione della sinistra). È decisivo verificare come la Regione, per le sue competenze dirette, stia adempiendo ai suoi impegni in materia sanitaria, e vanno rapidamente approfondite le soluzioni per arrivare nei tempi previsti alla chiusura dell’Ospedale psichiatrico di Reggio Emilia.

Il rispetto della legalità e la garanzia della sicurezza dei cittadini onesti vanno affiancati dalla massima umanità nell’afflizione della pena, ha detto Andrea Pollastri (Pdl), secondo cui il sovraffollamento è innanzitutto conseguenza di una miopia nazionale, con i mancati investimenti sulla manutenzione e l’adeguamento delle infrastrutture carcerarie. Alla Garante ha riconosciuto il merito di aver attirato l’attenzione sui problemi più scottanti nel territorio regionale.

Da Roberto Corradi (Lega nord) è venuto un richiamo alle gravi conseguenze, anche di natura economica, che l’Italia rischia di pagare in seguito alla sentenza europea sul trattamento inumano e degradante a cui sono sottoposti i detenuti, molti dei quali – in attesa di giudizio – si scopriranno innocenti. Al Governo va chiesto di stipulare accordi con altri Stati per il rimpatrio assistito, affinché gli stranieri possano scontare la pena nel Paese d’origine.

Infine, l’assessore alle Politiche sociali, Teresa Marzocchi, ha ringraziato il Garante per il contributo alla presa di coscienza di quanto c’è da fare; una consapevolezza che va estesa dall’Assemblea legislativa all’intera società regionale, per favorire percorsi di cambiamento che vadano nella direzione di tutelare i diritti delle persone private della libertà personale. L’assessore ha poi manifestato la speranza che l’azione del nuovo Provveditore regionale, finalizzato a riorganizzare il circuito delle carceri secondo criteri di maggiore efficienza e razionalità, porti in breve a miglioramenti significativi.