BAMBINI, TEATRO E CARCERE

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I piccoli attori del Teatro Sociale di Finale Emilia incontrano i figli dei detenuti nel carcere S. Anna. Ecco un racconto -e una considerazione- di quanto avvenuto lo scorso 29 giugno.

del Gruppo Carcere-Città

Ci sono alcuni sabati speciali al S.Anna, la casa circondariale della nostra città, nei quali ci si prende cura del legame più profondo che possa coinvolgere l’essere umano: quello fra genitori e figli, bambini -anche piccolissimi- nati quando già uno dei genitori era recluso, e adolescenti che hanno piena percezione dei luoghi, delle circostanze, della crudezza della verità. In questi sabati si cerca, nel teatro del vecchio padiglione “rivestito a festa”, di ricreare un’atmosfera familiare, di organizzare giochi con pagliacci, spettacoli con burattini. Per i piccoli ospiti, i bambini.

A questo sabato speciale hanno voluto partecipare altri bambini. Anche loro bambini speciali. Sono i piccoli attori del Teatro Sociale di Finale Emilia, uno dei comuni colpiti dal terremoto del maggio 2012. Bambini delle scuole primarie organizzati e diretti dall’insegnante Antonella Diegoli, scrittrice e autrice di un testo teatrale dal titolo “Gatto pompiere”. I bambini raccontano se stessi e la notte della grande paura attraverso questa “favola di paese” che vuole essere messaggio di speranza: partendo da una rete di solidarietà e affetti è possibile allontanare la paura e l’angoscia e rinascere dalle macerie. Nel carcere altre macerie e altre paure, ma anche da quelle si può rinascere.

NB. Il testo dello spettacolo è tratto da un libricino della stessa autrice, edito da Baraldini nella collana “An ghin gò” dal titolo “Piccola storia di un gatto che si scoprì pompiere”. I proventi del libro, come quelli dello spettacolo itinerante nella nostra regione, vanno a sostegno delle bambine e dei bambini dell’Emilia ferita dal terremoto di un anno fa.

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Gli squarci del cuore.
Soglia dell’estate. Questo è un giorno nel quale, come allora, l’aria profuma di rose. Piccoli attori in un teatro a parte. Bambini della torre spaccata a metà che recitano per altri bambini, dal cuore spaccato a metà.
Salti, balli, canti per il blues del bel gattino dal cappello rosso da pompiere che nella notte nella quale “il cielo parve stancarsi della terra e la terra cominciò a scuotere”, salvò un rondinotto intrappolato nel crollo della torre.
Un rondinotto come un bambino, con le ali troppo piccole per poter volare, per poter scappare.
Un rondinotto, un bambino, un germoglio di vita: per poter ricostruire i muri, rinsaldare affetti, ricucire legami.
Che cosa resta, nascendo fra le rovine, quando qualcosa si spezza, quando qualcuno ti viene portato via, quando tutto cambia. La nostra umanità più profonda. La parte migliore di noi e i bambini, i nostri figli. Loro che sono la nostra speranza di futuro, di riscatto. Loro che sono il nostro coraggio. Per ricominciare.
S.Anna a.S. 2013