PERDITA DEL LAVORO E POVERTÀ: I NUMERI DI PORTA APERTA CARPI

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Sono 320 le famiglie che nel 2012 si sono presentate per la prima volta al centro di ascolto Porta Aperta di Carpi. L’80% di loro è senza lavoro. Significativo l’aumento degli over 45 alle prese con licenziamenti e cessazioni di attività: non sanno più come mantenere le proprie famiglie e far fronte agli oneri quotidiani.
(nella foto: da sinistra Luisa Bignardi, Massimo Melegari, Alessandro Gibertoni e Stefano Facchini)

di Jessica Bianchi (Tempo – Carpi)

Fare un bilancio del 2012 significa inevitabilmente confrontarsi con il sisma del maggio scorso. Le ferite provocate alla nostra terra e ai nostri concittadini hanno condizionato anche l’afflusso al centro di ascolto Porta Aperta di Carpi. Numerose infatti sono state le famiglie che hanno trovato ospitalità presso parenti o amici, chi nel proprio paese d’origine e chi in altre città italiane. Malgrado ciò, per il quarto anno consecutivo, sono più di 900 le famiglie che si sono presentate a Porta Aperta, per la precisione 912.

“Nei giorni del sisma la nostra presenza e i nostri servizi non sono mancati ma, da giugno, erano presenti tanti campi della Protezione Civile che fornivano assistenza a tantissime persone e famiglie anche attraverso la distribuzione di alimenti e vestiti. Se il terremoto non ci avesse colpito – commenta il direttoreStefano Facchini – i dati sarebbero marcatamente superiori rispetto all’anno precedente, segno inequivocabile che la crisi non molla la presa”.

Sono 320 le famiglie che nel 2012 si sono presentate per la prima volta al centro, di queste il 27% sono italiane, con un cambiamento significativo rispetto all’anno precedente. La maggior parte dei nuovi arrivati (46) è nata nell’Italia settentrionale (33 nella Provincia di Modena) e 32 nell’Italia del Sud. “Se tale inversione di tendenza venisse confermata anche nei prossimi anni – prosegue Facchini –  è plausibile riconoscere in questo indicatore l’affermarsi di una crisi che ormai è entrata anche nelle case dei carpigiani”.

Pur restando prevalente la presenza di nuclei familiari stranieri (anche se, come sottolinea Alessandro Gibertoni, operatore di Porta Aperta, a causa della crisi “numerose famiglie straniere si sono spostate in blocco in altri paesi, come ad esempio la Francia e la Germania. A restare stabile è l’immigrazione dai paesi dell’Est mentre cala notevolmente la presenza della comunità turca tradizionalmente fatta di muratori”)  è bene ricordare che il 30% dell’utenza di Porta Aperta è italiano e tormentato dalla mancanza di lavoro. Dei 320 nuovi accessi per esempio, l’80% è senza lavoro. Significativo e drammatico l’aumento degli over 45 alle prese con licenziamenti e cessazioni di attività: non sanno più come mantenere le proprie famiglie e far fronte agli oneri quotidiani.

“La scorsa settimana – spiega la volontaria Luisa Bignardi – al Centro per l’Impiego di Carpi non c’era nessuna offerta di lavoro, la settimana prima soltanto tre. Abbiamo le mani legate, la situazione è drammatica. Le poche offerte a disposizione sono di alta specializzazione, mentre le persone che si rivolgono a noi, a parte alcune rare eccezioni, sono alla ricerca di mansioni di bassissimo profilo, pulizie perlopiù”. Quello del disagio adulto è un mondo nascosto, una realtà complessa da gestire, soprattutto per i volontari che operano a Porta Aperta: “alcuni volontari hanno rinunciato perchè non riuscivano a dormire la notte. Noi ascoltiamo storie terribili. Difficili da digerire. E non possiamo far altro che prestare orecchio al dolore di tante famiglie”.

Cittadini sempre più impoveriti, incapaci di sopperire alle necessità di tutti i giorni, dal pagamento delle rate del mutuo alle utenze, alla spesa alimentare. Sono state 762 le famiglie (per un totale di 2.100 persone) che hanno richiesto e ricevuto le 7.855 sporte alimentari distribuite da Porta Aperta. Un numero impressionante, seppure in leggero calo rispetto al 2011 (8.387), riconducibile agli aiuti giunti qui – da giugno a settembre – in seguito al sisma e alla distribuzione di generi alimentari fatta nelle polisportive e nelle parrocchie.

“Ci stiamo interrogando su quanto accadrà in futuro: fino a quando riusciremo a farci carico di una mole tanto consistente di richieste? Nonostante gli aiuti di Rock no War, Banco Alimentare e Coop,  con Brutti ma buoni, che si sommano alle migliaia di euro di prodotti che Porta Aperta acquista, la richiesta è impressionante. Il futuro che ci attende si preannuncia difficile”.

Cresce  Recuperandia
“A Recuperandia sono in aumento gli acquirenti italiani – spiega il direttore di Massimo Melegari – che costituiscono il 60% dell’utenza. Cala la vendita di mobilio e cresce quella dell’oggettistica per la casa, il vestiario e le biciclette”. Dati che confermano il cronicizzato stato di bisogno in cui versano le persone che, sempre più, necessitano di un sostegno quotidiano.
Recuperandia però non è solo il luogo in cui le cose usate riprendono vita, bensì “uno spazio di aggregazione e socialità”, prosegue Melegari. A Recuperandia infatti operano, spalla a spalla, volontari e persone in difficoltà segnalate da Usl e Servizi Sociali (8 nel 2012) che, attraverso lo strumento della borsa lavoro, re-imparano a mettersi in gioco sul mercato del lavoro, in un ambiente in cui la relazione è fondamentale. “Qui prestazione ed efficienza non sono elementi prioritari, ci concediamo il lusso del tempo e la dimensione umana è quel che più conta”. Anche alcuni giovani studenti fanno stage presso i locali di Recuperandia (3 quest’anno) un luogo all’insegna dell’incontro e dell’accoglienza che li aiuta a superare timidezze e difficoltà relazionali. “Nel 2012 sono stati 14 i ragazzi di 14 e 15 anni che hanno svolto qui un servizio di volontariato estivo guidato. Esperienza formativa importante per la loro crescita e un prezioso servizio reso alla cittadinanza”, conclude Massimo.