IMMIGRATI: CIE MODENA, GLI EFFETTI NEGATIVI DEL BANDO AL MASSIMO RIBASSO; APRIRE UNO SPORTELLO PER LE PERSONE TRATTENUTE

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Dopo la visita di venerdì 8 marzo all’interno del CIE (Centro di Identificazione e di Espulsione) di Modena, il giudizio di Desi Bruno, Garante regionale per le persone private della libertà personale, appare più severo che in passato: “Nel complesso, la situazione del CIE di Modena è certamente migliore dell’analoga struttura di Bologna (chiusa per interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, ndr), ma è certamente peggiorata da luglio 2012”.

Da allora, è diventato ente gestore del CIE il Consorzio Oasi, vincitore della gara al massimo ribasso indetta del Ministero degli Interni.
La scelta compiuta dal Ministero di indire bandi al massimo ribasso per queste strutture non si è rivelata positiva, come ha evidenziato anche il Sindaco di Modena, Pighi. Anziché risolversi, i problemi denunciati in passato, sono aumentati. Venerdì 8 marzo 2013 si trovavano dentro il CIE di Modena 47 persone, alcune con gravi problemi di salute e per le quali sarebbero necessari accertamenti immediati. Si aggiungano le difficoltà degli operatori non pagati da mesi, lo stesso menù fornito da settimane e di qualità scadente, la presenza di un solo medico. Di una situazione così precaria, fanno le spese anche gli operatori di polizia e i militari costretti a gestire una situazione sempre più incandescente. Sono recenti la richiesta di chiusura del CIE di Modena da parte degli operatori di polizia penitenziaria, e lo sciopero (28 febbraio) dei dipendenti del Consorzio Oasi per il mancato pagamento degli stipendi.

Perciò, la Garante afferma: “Mentre aspettiamo una assunzione di responsabilità per la chiusura definitiva del CIE, dobbiamo intervenire quanto prima per impedire che il disagio diventi velocemente degrado, mettendo a rischio le persone trattenute e i lavoratori”.

Una prima misura concreta sarebbe l’apertura dello sportello di informazione giuridica già attivato da maggio 2012 presso il CIE di Bologna. L’autorizzazione ad avviare questo servizio dipende dalla Prefettura; lo sportello consentirebbe di dare consulenza gratuita ai cittadini trattenuti, che spesso non capiscono perché si trovano reclusi senza aver commesso un reato. “Lo sportello di informazione giuridica – conclude Desi Bruno – agirebbe in sinergia con il Comune di Modena, come auspicato dall’assessore alle Politiche sociali, Francesca Maletti, e con il volontariato, che in queste settimane muove i primi passi all’interno del CIE”.