I CANDIDATI MODENESI AL PARLAMENTO SUL TERZO SETTORE

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Necessità di scrivere una nuova legge sul Terzo Settore, di ripensare il Servizio Civile sia per quanto riguarda la legislazione che l’aspetto finanziario, di creare maggiori certezze per quanto attiene il 5 per mille, sia in termini di  procedura  e tempi che di selezione dei soggetti che ne possono beneficiare: questi i tre punti principali su cui i candidati modenesi al Parlamento si sono confrontati durante l’incontro organizzato mercoledì scorso presso la sede Avis di Modena dal Forum del Terzo Settore modenese allo scopo di avviare un dibattito sui temi del non profit per un Parlamento capace di ascoltare il Terzo Settore, portando a sintesi e traducendo in leggi le sue idee e proposte.

di Laura Solieri

Presenti in sala Cécile Kyenge, Giuditta Pini e Stefano Vaccari del Pd, Judith Tissi Pinnok (Rivoluzione Civile), Luca Bagnoli (Leganord), Valentina Ferraboschi (Scelta Civica Monti), Massimo Mezzetti (Sel), Michele Barcaiuolo (Fratelli D’Italia), Paolo Bigliardi (Udc), Vittorio Ferraresi (M5S).

“Da tempo abbiamo maturato la consapevolezza di non essere una ‘ruota di scorta‘ ma di essere a pieno titolo un soggetto di sistema, che sta dando e continuerà a dare un contributo fondamentale allo sviluppo di un Paese bello e ricco, che metta al centro i bisogni delle persone, delle famiglie, i beni comuni e valorizzi il dono ed il lavoro sociale” –  ha esordito il portavoce Albano Dugoni presentando i dati che riguardano il Terzo Settore in Italia e in Emilia Romagna. Nella nostra nazione ci sono 235mila organizzazioni, 488mila lavoratori, 4 milioni di volontari, che rappresentano il 4,3% del Pil (67 miliardi di euro); in regione ci sono 7.500 organizzazioni, 62mila lavoratori, 800mila volontari.

I diversi esponenti delle varie associazioni presenti, dall’Associazione Servizi per il Volontariato di Modena all’Avis, dall’Udi a Federconsumatori e Porta Aperta, hanno sostenuto come nel prossimo futuro, in cui Terzo Settore, famosa terra di mezzo tra Stato e mercato, tenderà ad allargarsi, l’alternativa al pubblico sarà meglio realizzarla attraverso la sussidiarietà piuttosto che in una logica di privatizzazione estrema, governata dai flussi di mercato.

Nel campo di diversi servizi alla persona oggi il Terzo Settore al pari dello Stato e del mercato si pone come un soggetto di sistema riconosciuto capace di dare un suo autonomo contributo alla società – hanno proseguito le associazioni – Ci sentiamo promotori di una nuova cultura della contemporaneità, portatrice sana di quanto una società di individui e di famiglie produce in termini di beni relazionali, coesione sociale, risposta ai bisogni del territorio. Chi si candida a sostenerlo non può prescindere da precise responsabilità sociali. Come è stato detto nel prossimo futuro lo spazio pubblico dove si concentrano e si realizzano le attività e gli interessi delle Organizzazioni del terzo settore, tenderà ad allargarsi.

Nelle politiche di welfare prevarrà dunque un modello di sussidiarietà pluralista in cui i soggetti del terzo settore avranno un ruolo più importante, come alternativa al pubblico o al privato for-profit? Oppure prevarrà una privatizzazione estrema, in cui la sfera for-profit andrà a sostituire il ruolo finora assunto dallo Stato, ponendo il terzo settore in una posizione residuale? Certamente le scelte politiche della prossima legislatura rivestiranno grande importanza nel determinare l’uno o l’altro di questi scenari”.

Immigrazione e cittadinanza, parità di genere, liberalizzazioni, contrasto alla povertà, lotta alla criminalità organizzata, ricambio generazionale sono gli altri temi intono ai quali si è sviluppato il dibattito e sui quali sono state accennate numerose proposte dai diversi schieramenti, dalla volontà di abrogare la Bossi-Fini a quella di chiudere i Cie, di contrastare la povertà a partire da un reddito di solidarietà attiva capace di instaurare un patto sociale tra le persone in difficoltà con il mondo del volontariato e delle istituzioni. Per quanto riguarda la questione del ricambio generazionale si è insistito molto sulla necessità di educare i giovani alla solidarietà e al volontariato tramite il sostegno al Servizio Civile, onde evitare che il volontariato venga svolto solamente da persone più avanti con l’età, spesso pensionati, ostacolando il ricambio generazionale delle forze volontarie.