EMERGENZA NORD AFRICA: DA MARZO RIFUGIATI IN STRADA E SENZA SOLDI. L’EMILIA-ROMAGNA PROTESTA

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Ancora pochi giorni poi l’incognita sul futuro. Il futuro in bilico è quello dei tanti migranti arrivati in Italia, e soprattutto in Emilia-Romagna, come rifugiati: il 28 febbraio scade infatti il piano d’accoglienza relativo alla “emergenza Nord Africa”. L’assessore Marzocchi lancia l’allarme: “non sappiamo se alla fine i rifugiati avranno la buona uscita”, mentre le associazioni d’accoglienza pagano di tasca propria i costi dell’accoglienza.

E’ lo stesso assessore regionale alle Politiche Sociali, Teresa Marzocchi, a lanciare l’allarme e denunciare una situazione che così com’è non è né umana né sostenibile, e che anzi dice di voler portare a Roma, con una protesta dura: “protesteremo, certo. Serve coordinamento e condivisione, cose che fino a questo momento hanno latitato”. In fuga da guerre e disastri in tanti dall’Africa si sono messi in viaggio alla ricerca della salvezza. L’Italia la loro destinazione. Qui sono stati accolti come rifugiati e inseriti all’interno del programma “emergenza Nord Africa”. Dal primo gennaio scorso la gestione del programma è passata dalle Protezioni Civili regionali direttamente al Governo, per il tramite delle prefetture sparse sul territorio, questo per gestire i suoi due ultimi mesi di vita: il programma scadrà infatti a fine febbraio.

 

Due le questioni ancora aperte sul tavolo. Prima di tutto la buona uscita dei migranti che stando così le cose, finito il programma, rischiano di ritrovarsi letteralmente sulla strada, senza un soldo, e addirittura con il rischio dell’espulsione. “Non sappiamo – ha commentato l’assessore – se a fine febbraio i migranti dell’emergenza Nord Africa potranno avere una buona uscita o meno. Una questione importantissima, perché quando le persone escono da un percorso di assistenza non si possono lasciare di colpo senza soldi per affrontare le prime necessità. In questi mesi abbiamo chiesto 2 cose: una buona uscita per i migranti su cui ancora non ci sono decisioni certe, e un documento per tutti in modo da dare a queste persone autonomia di spostamento. Il permesso per tutti lo abbiamo chiesto prima della scorsa estate, il ministero ci ha ascoltato solo a fine 2012”.

Sul tema interviene anche Daniela Di Capua, direttrice del servizio centrale dello Sprar, il sistema per la protezione dei richiedenti asilo e dei rifugiati. “Sulla possibilità di dare ai migranti una cifra in contanti ne stiamo discutendo da 2 anni – spiega Di Capua – per ora abbiamo solo annunci informali. Si parla di 250 euro a testa, il problema è che alcuni migranti sono già usciti dai percorsi di accoglienza senza contributo, altri con 500 o più euro. La differenza chi la metterà se il ministero garantisce come sembra solo per 250 euro?”.

In secondo luogo c’è il tema delle associazioni, che messe di fronte alla necessità di fornire servizi ai rifugiati hanno anticipato di tasca propria molti dei costi, senza vedere ancora un euro di rimborso. “Il ministero dell’Interno – incalza la Marzocchi – ha ricevuto i soldi necessari, ma al momento sono bloccati. Il risultato è che molte associazioni stanno anticipando i costi già da qualche mese”.