VIOLENZA SULLE DONNE: QUANDO I NUMERI RICHIEDONO UNA “RIVOLUZIONE”

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Si chiama One Billion Rising ed è un evento che, il 14 febbraio, coinvolgerà in tutto il mondo migliaia di donne (ma anche di uomini che le amano) a “sollevarsi” contro la violenza femminile. Una donna su tre, nel corso della propria vita, viene violentata o picchiata. Numeri atroci a cui di deve dire basta. Noi per farlo abbiamo cercato di capire qualcosa di più sul fenomeno grazie alle volontarie della “Casa delle donne contro la violenza”.

Di Chiara Tassi

Un miliardo di donne violate sono un atrocità. Un miliardo di donne che ballano sono una rivoluzione. Nel 15° anniversario del V-Day (il movimento mondiale contro la violenza sulle donne) è stato lanciato, nella data simbolica di San Valentino, il One Billion Rising”, un flash mob mondiale che, in momenti diversi della giornata, coinvolgerà tutto il mondo per dire basta alla violenza sulle donne, basta all’indifferenza sui femminicidi, basta ad accettare la violenza sulle donne come un dato di fatto. Qualcosa si può e SI DEVE fare.

A Modena l’appuntamento è per le 18 di giovedì 14 febbraio in Piazza Grande. Lo stesso, per tutto il mondo il dress code: abiti rossi o neri e loghi del One Billion Rising come se piovessero. E se ancora non avete studiato la coreografia del fash mob qui potete trovare il video!

In attesa di scendere tutti in piazza, noi della redazione di Volontariamo, dato che capofila del Comitato organizzativo nazionale del One Billion Rising è il Comitato V-Day di Modena, di cui fa parte l’associazione Casa delle Donne contro la Violenza, abbiamo fatto con le volontarie il punto sui “nostri” tristi e ancora troppo alti numeri che riguardano la violenza femminile nel modenese e sui progetti rivolti alle donne.

Sono state nel 2012 (i dati sono stati elaborati proprio in questi giorni) 263 le donne accolte presso il Centro contro la violenza, un amento di appena qualche unità rispetto all’anno precedente ma che evidenzia tutta la tragicità di un fenomeno che anche nel modenese non deve essere sottovalutato. Ancora le italiane quelle ad usufruire maggiormente dei servizi e delle consulenze delle volontarie dell’associazione, forse anche perché più a conoscenza di quanto la Casa delle donne fa. Sono state poi 6, sempre lo scorso anno, le donne –con 5 bambini al seguito- ospitate presso le due case rifugio che l’associazione mette a disposizione delle donne a rischio.

Ma vediamo quali sono i servizi che la Casa delle Donne contro la Violenza mette in campo per aiutare le donne a superare i momenti di difficoltà che chi vive situazioni di abuso si trova ad affrontare.

CENTRO CONTRO LA VIOLENZA
E’ un progetto nato nel 1993 e rivolto a tutte le donne vittime di violenza, sia fisica che psicologica, o che vivono in situazione di disagio. Le donne che chiedono assistenza al centro vengono affiancate da una volontaria che ascolta la loro storia e, in base alle diverse esigenze, attiva poi un percorso ad hoc in base alle esigenze del caso (stretta la collaborazione tra l’associazione e le forze dell’ordine, i servizi sociali del Comune e, per l’assistenza legale delle donne, l’associazione modenese Donne e Giustizia).
Il Centro gestisce anche due case rifugio, ad indirizzo segreto, che possono ospitare donne e bambini che devono allontanarsi dalla propria abitazione a causa del pericolo per la loro incolumità.

OLTRE LO SFRUTTAMENTO
Partito, nel 1997, come progetto Oltre la strada, rivolto alle donne vittime del racket della prostituzione, negli anni si è ampliato rivolgendosi anche a tutte le donne vittime dello sfruttamento lavorativo in genere.
Il progetto si rivolge principalmente a ragazze e donne straniere che per la loro precaria condizione lavorativa vivono in condizioni di clandestinità senza alcuni diritto di accoglienza e/o cittadinanza. Anche in questo caso due appartamenti sono a disposizione del progetto per ospitare le donne in difficoltà.

CASA DELLE DONNE MIGRANTI “SEMIRA ADAMU”
Si tratta di una vera e propria casa (in viale Don Minzoni) aperta alle donne migranti di ogni origine e religione che vivono un momento di difficoltà nel proprio percorso migratorio, un luogo di riappropriazione delle identità, perché anche perdere il proprio passato ed essere “catapultate” in un luogo estraneo è una violenza. Nella casa, quindi, si svolgono corsi di italiano per stranieri, corsi di informatica, attività di socializzazione e sartoriali, ecc. insomma, è un modo per permettere alle donne appena arrivate in città di conoscersi e creare una rete di contatti che permetta loro di integrarsi meglio nella nuova comunità.

Trasversale poi ai tre progetti è un PROGRAMMA DI ORIENTAMENTO AL LAVORO che permette, tramite contatti con istituzioni e partners del territorio, di avviare percorsi di stages o borse lavoro per donne vittime di violenza.

Accanto a tutti questi progetti dedicati alle donne, poi, l’associazione compie un instancabile lavoro di sensibilizzazione e promozione contro la violenza di genere, di cui il One Billion Rising è solo il capitolo ultimo in ordine di tempo.

A questo punto, preparata la maglietta rossa con cui il 14 febbraio scenderò in piazza insieme alle donne (e spero a tanti uomini) del V-Day, mi fermo un attimo a pensare: bello partecipare ad un evento mondiale che si farà sentire, ma mi auguro che questa sia l’ultima volta che noi donne dobbiamo “sollevarci” per far valere i nostri sacrosanti diritti.