PALESTINA: QUANDO VOLONTARIATO FA RIMA CON DIRITTO

Il 29 novembre la dirigenza palestinese sottoporrà alle Nazioni Unite la richiesta di accreditare la Palestina come ‘stato non membro’ dell’organizzazione. E così, mentre si moltiplicano gli attacchi sui territori noi abbiamo cercato di capire qualcosa di più sulla situazione palestinese con chi, in quei territori, lavora con progetti di volontariato da oltre 10 anni. Lo abbiamo fatto con la referente del comitato Modena incontra Jenin, Leonarda Leonardi.

di Chiara Tassi

Che si fermi il massacro e che vengano rispettati i diritti umani. Questo chiedono i cooperanti ed i volontari che operano nei territorio palestinesi in cui ogni giorno, ed in questi ultimi giorni più che mai, la quotidianità viene stravolta da attacchi, difficoltà e check point. “Quando abbiamo avviato i progetti in Palestina” racconta Leonarda “la situazione era molto diversa da quella che vediamo oggi: si poteva circolare quasi liberamente per il paese, potevi parlare con le persone, ora è tutto più complicato, arrivi a Gerusalemme e non sai quanto impiegherai per raggiungere Jenin, non sai quello che troverai quando arrivi. Ed è questa la cosa più difficile, come volontari, da affrontare: è difficile portare avanti per anni un progetto e poi tornare sui territori e trovarlo distrutto, vedere che dovrai rifare tutto da capo. Ma per noi si tratta di qualcosa d’”altro”, non del quotidiano, quello che è più disarmante, invece, è sapere che le persone con cui lavoriamo vivono ogni giorno questa situazione”.

Tanti i progetti che il Comitato portata avanti –in collaborazione con Nexus Emilia Romagna- da anni, in particolare sul territorio di Janin, il più povero ed isolato dei territori occupati, circa 250.000 persone, di cui il 20% sono rifugiati che vivono in campi profughi della zona.

Tra i progetti seguiti dal Comitato Modena-Jenin ce n’è uno rivolto all’infanzia, “perché è qui che tutto inizia” dice Leonarda. E’ stato creato un Centro di Formazione per insegnanti tramite cui trasferire l’esperienza delle scuole dell’infanzia modenesi –con tutta la dinamicità dei nostri progetti educativi- sui territori palestinesi, così da formare maestre che non siano solo balie ma vere e proprie insegnanti di vita per i bimbi palestinesi. Il progetto ha coinvolto una 30ina di insegnanti l’anno ed è arrivato, col tempo, a toccare tutte le scuole di Janin: ora l’autorità palestinese ha riconosciuto la validità del progetto e continuerà a mandarlo avanti con le proprie forze.
E dopo i bimbi, i giovani e le donne, anche loro motori dei popoli. E così sono diversi i progetti che li riguardano: dalla creazione di una biblioteca per permettere agli studenti di continuare a studiare anche nei momenti di chiusura dei territori, all’utilizzo di un Ludobus per portare libri e materiale scolastico anche nelle zone più inaccessibili dei territori (nella West Bank e nella striscia di Gaza), fino all’ultimo nato, un progetto sperimentale che cerca di far nascere, tra le mogli dei pescatori di Gaza, cooperative per la produzione e commercializzazione del pescato (così come si è fatto in Cisgiordania con la nascita di cooperative di donne per la produzione del miele, un prodotto tipico locale che, viste le priorità “altre” sta andando perso).

“Lavorare in territori dove oltre ad esserci il problema del sottosviluppo c’è, prima ancora, quello del riconoscimento dei diritti fa si che anche per noi volontari la questione dei diritti divenga fondamentale la come qui da noi, ed è per questo che accanto a tutti i progetti che seguiamo in Palestina (maggiori informazioni cliccando qui) ci teniamo a sensibilizzare anche i nostri concittadini sui diritti umani e sull’importanza del loro rispetto”.