FONDO PER LA POLITICHE SOCIALI: LE REGIONI VOGLIONO UN CONFRONTO CON IL GOVERNO

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Dopo la mancata intesa sancita dalla Conferenza delle regioni sul riparto del Fondo Politiche sociali (appena 10,8 milioni), c’è sconcerto per la gravità del momento. L’assessore Marzocchi: “Sono a rischio coesione sociale e posti di lavoro”.

Regioni in fermento dopo che la Conferenza delle regioni ha espresso la “mancata intesa” sul riparto del Fondo nazionale per le politiche sociali per l’anno 2012, prendendo “atto della consistenza del Fondo” che per il 2012 è “pari a 10,8 milioni di euro, a fronte di un accantonamento tre volte superiore (32,8 ml.) per le spese ministeriali”, giudicate “indifferibili”. Nel documento con cui le Regioni negano l’intesa al provvedimento, consegnato al Governo nel corso della Conferenza Unificata dello scorso 25 luglio, si pone all’attenzione del Governo “il futuro delle Politiche Sociali”. “Per la gravità del momento e la delicatezza dei problemi sollevati”, la Conferenza delle Regioni “chiede al Governo un confronto ed un dialogo sugli intendimenti in ordine ai problemi sollevati, per affrontare il prosieguo delle politiche sociali, in ordine ai ruoli istituzionali e agli obiettivi di servizio, selezionando priorità indifferibili che – pur nella difficoltà dei tempi – trovino, per il bene di tutti i cittadini e particolarmente per chi è fragile, risorse adeguate”.

Dopo aver ricordato che dal 2009 le regioni assistono aa un pesante depauperamento dei Fondi “strutturali” di carattere sociale, ad opera del precedente e dell’attuale governo, e ricordando i tagli apportati, le Regioni sottolineano che tutto questo è avvenuto “senza un quadro di riferimento per il sistema sociale, alimentando solo interventi parziali che ben poco possono giovare alla crescita organica delle Politiche Sociali”. La Conferenza dunque, per la gravità del momento e la delicatezza dei problemi sollevati, chiede al governo “un confronto e un dialogo sugli intendimenti in ordine ai problemi sollevati, per affrontare il prosieguo delle politiche sociali, in ordine ai ruoli istituzionali e agli obiettivi di servizio, selezionando priorità indifferibili che – pur nella difficolta dei tempi – trovino, per il bene di tutti i cittadini e particolarmente per chi e’ fragile, risorse adeguate”.

Duro, tra gli altri, il giudizio di Teresa Marzocchi, assessore regionale alle Politiche sociali dell’Emilia Romagna: “Le condizioni generali del paese non devono impedire di porre l’attenzione su quanto sta succedendo al nostro sistema di welfare. Ridurre il fondo sociale nazionale a 10 milioni di euro significa azzerarlo, lasciare che questo accada significa assumersene la responsabilità. Sono a rischio coesione sociale e posti di lavoro in un sistema che, con poco investimento, molto ha prodotto generando servizi essenziali e rapporti di sussidiarietà”. Per la Marzocchi “le Regioni, senza la parte dello Stato per il welfare e con i tagli continui e diffusi in ogni settore, non ce la fanno più a fare la loro parte. E’ bene che i cittadini sappiano e siano anche a conoscenza dell’impegno a mettere in atto ogni azione necessaria perchè questo non succeda ed è per questo che alleghiamo la documentazione elaborata nei giorni scorsi nei tavoli nazionali”.