Lasciti testamentari: bisogna saper chiedere

E’ una delle forme di fundraising più redditizie per le associazioni di volontariato, ma anche una delle meno usate. Parliamo del lascito testamentario, ossia della volontà, una volta che non ci saremo più, di lasciare parte dei nostri averi ad una associazione.

Sarà che parlare di morte ci imbarazza, sarà che farlo parlando –contestualmente- di soldi lo fa ancora di più, sta di fatto che, nonostante le stime europee dicano che per ogni euro investito in una campagna lasciti si produce un ritorno di 38 euro, le associazioni di volontariato sono restie a proporre il lascito testamentario come forma di aiuto nei confronti della propria associazione.?Ma è  proprio in tempi di crisi come questi, quando anche solo pochi euro possono fare la differenza, che diventa necessario creare una cultura del lascito laddove –e la nostra provincia non fa eccezione- questa modalità viene quasi completamente ignorata, se non dalle grandi associazioni come Unicef –che in 6 anni di campagne è arrivata a raccogliere, solo con i lasciti, 6 milioni di euro-  o Aism che lo scorso anno ha promosso una campagna informativa proprio su questa materia.?

Cerchiamo quindi di fare un po’ di chiarezza sul tema.

Nonostante sia bassa la percentuale di persone che in Italia fa testamento (i dati parlano circa di un 15%), questo risulta essere l’unico modo per avere la certezza che le proprie volontà vengano rispettate, oltre che un modo per continuare a partecipare alla vita anche quando il nostro percorso terreno sarà terminato. Nessuna discrezionalità, quindi, nel pieno rispetto delle nostre volontà. E, ovviamente, della legge.
In Italia, infatti, in presenza di coniuge o ascendenti legittimi, figli naturali e/o legittimi, o loro discendenti (art. 536 c.c.) è la legge a definire a chi va l’eredità (secondo la tabella che riportiamo sotto), una tutela che esiste a prescindere dal testamento, che può permetterci di disporre solo parzialmente del nostro patrimonio (quella che in tabella è indicata come “quota disponibile”, e che quindi può essere devoluta in beneficenza).

Queste le possibili situazioni:
•    solo il coniuge?1/2 del patrimonio va al coniuge come quota di legittima e 1/2 come quota disponibile
•    coniuge e un figlio ?1/3 al coniuge come quota di legittima, 1/3 al figlio come quota di legittima e 1/3 come quota disponibile
•    coniuge e due o più figli?1/4 al coniuge come quota di legittima, 2/4 ai figli come quota di legittima e 1/4 come quota disponibile
•    solo il figlio (senza coniuge)?1/2 al figlio come quota di legittima e 1/2 come quota disponibile
•    due o più figli (senza coniuge)?2/3 ai figli come quota di legittima e 1/3 come quota disponibile
•    solo ascendenti legittimi?1/3 agli ascendenti come quota di legittima e 2/3 come quota disponibile
•    coniuge e ascendenti legittimi?1/2 al coniuge, 1/4 agli ascendenti come quota di legittima e 1/4 come quota disponibile

Qualora invece il testatore sia completamente solo, e non abbia quindi parenti, il testamento è lo strumento che consente di disporre per intero del proprio patrimonio. Senza testamento la successione è più complessa: vengono contattati parenti fino al sesto grado oppure, in loro assenza, tutto va allo Stato.

Per il disponente: come si redige un testamento?
Il testamento (art. 587 c.c.) è un atto con il quale un individuo dispone delle proprie sostanze per il tempo in cui avrà cessato di vivere. È un atto strettamente personale che può essere eseguito sotto forma di testamento olografo, testamento pubblico o testamento segreto.

Il testamento olografo è la forma più utilizzata e per essere valido deve essere scritto di proprio pugno dal testatore, recare la data (giorno, mese e anno), essere firmato dal testatore e indicare chiaramente chi sono gli eredi. È consigliabile redigerlo in duplice copia consegnandone una a un notaio. Il testamento rimane valido finché non venga espressamente o implicitamente revocato con un testamento successivo. È tuttavia consigliabile, anche nel caso del testamento olografo, farlo leggere a un notaio che verificherà la presenza di tutti i requisiti e la chiarezza dei contenuti e potrà tenerne una copia in modo tale che non si corra il rischio che il testamento olografo venga distrutto, occultato o smarrito.

Il testamento pubblico è redatto dal notaio in presenza di due testimoni.?

Per le associazioni: come diventare beneficiarie di un lascito?
Intanto l’importante è CHIEDERE, far sapere che, tra le possibilità con cui si può aiutare l’associazione, c’è anche questa. E farlo senza paura, tramite il proprio sito internet, tramite la newsletter, con il passaparola. Perché il lascito è una chance non solo per le grandi associazioni, ma anche per le piccole realtà ben radicate sul territorio, là dove la reputazione si sostanzia con l’aver “visto da vicino”, con il conoscere i volontari e le loro storie, l’aver, magari, usufruito di questo e quell’altro servizio.

Lasciamoci dietro, quindi, i pregiudizi, e proviamo a percorrere strade nuove, cosicché questo momento di tagli e carenza di fondi anche per il Terzo Settore possa trasformarsi  in un’opportunità di crescita: possiamo mettere oggi un piede nel futuro. Basta chiederlo.