PRIMO MARZO 2011, UN’ALTRA GIORNATA SENZA IMMIGRATI

Costruiamo insieme una comunità di diverse culture. Questo il motto della giornata del 26 febbraio quando in piazza Matteotti a Modena, dalle 15 alle 19, vecchi e nuovi modenesi si incontreranno per riflettere su questioni quali razzismo, cittadinanza, convivenza, accoglienza, diritto dei lavoratori. Perchè c’è stato un tempo, un passato neanche troppo lontano, in cui i migranti erano i modenesi, costretti a lasciare la propria terra. L’iniziativa è promossa dal Comitato Primo Marzo di Modena.

Cosa succederebbe se i quattro milioni e mezzo di immigrati che vivono in Italia decidessero di incrociare le braccia per un giorno? E se a sostenere la loro azione ci fossero anche i milioni di italiani stanchi del razzismo?

Partendo da questa domanda provocatoria lo scorso anno il Movimento ‘Primo Marzo’ – in collegamento con altri Paesi europei – ha promosso una mobilitazione antirazzista e per i diritti umani che ha interessato oltre 60 città e coinvolto più di 300 mila persone in tutta Italia. Il movimento crede che anche quest’anno il Primo Marzo debba essere una giornata di mobilitazione nazionale e internazionale volta a unire autoctoni e immigrati, vecchi e nuovi cittadini.

Sappiamo che il momento è delicato e difficile. Proprio per questo non possiamo e non dobbiamo dimenticare l’elemento che più di ogni altro ha qualificato e dato forza al Primo Marzo. Come semplici cittadini e lavoratori, non abbiamo il potere di convocare uno sciopero. Chiederlo rientra però tra i nostri diritti. Non puntiamo allo sciopero generale, non ci interessa uno sciopero etnico. Quello che
vogliamo è esercitare un diritto riconosciuto anche dalla Costituzione per dire con forza no al razzismo e alle politiche di esclusione, sì all’uguaglianza e diritti per tutti.
Chiediamo a tutti – singoli, associazioni, realtà sindacali e politiche – di sostenere le mobilitazioni del prossimo Primo Marzo.

C’è un collegamento diretto tra il razzismo (in particolare il razzismo istituzionale) e la graduale erosione dei diritti dei lavoratori in Italia. Il razzismo istituzionale, le politiche di esclusione, le leggi inique e inefficaci (come la Bossi-Fini e il pacchetto sicurezza che, lungi dal contrastarla, producono clandestinità) colpiscono in primo luogo gli immigrati ma rappresentano una minaccia per tutti. Queste leggi, infatti, hanno reso il lavoratore migrante estremamente ricattabile, aprendo la strada agli ingaggi in nero e ai contratti capestro. Da qui alla perdita per tutti dei diritti acquisiti, degli standard di sicurezza sul lavoro, delle tutele sindacali il passo è breve.

Per questo il movimento Primo Marzo, attraverso la rete dei suoi comitati territoriali e in collegamento con la rete del No-Razzismo Day, ha deciso di centrare le mobilitazioni del prossimo 1° marzo sul tema del diritto al lavoro e dei diritti e della sicurezza sul lavoro. La difesa del diritto al lavoro e degli altri diritti fondamentali è una battaglia che riguarda tutti, e non solo per ragioni etiche o altruistiche. Gli stranieri sono infatti il ‘terreno’ dove vengono sperimentate oggi le politiche repressive che colpiranno domani segmenti sempre più ampi di popolazione. E’ necessario che i lavoratori e gli aspiranti lavoratori, italiani e stranieri, comprendano che la loro unione e la solidarietà reciproca sono indispensabili per contrastare questa pericolosa deriva.

Il superamento della legge Bossi-Fini, il riconoscimento della piena cittadinanza per chi nasce o cresce in Italia, il diritto di voto amministrativo per gli immigrati – ma anche la chiusura dei Cie e l’approvazione di una vera legge che tuteli rifugiati e richiedenti asilo – sono i passi fondamentali da fare necessariamente in questa direzione.