COHOUSING: UN NUOVO MODO DI ABITARE

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Per coniugare da un lato  la lotta alla solitudine e all’esclusione sociale – drammi della comunità odierna – e stili di vita volti all’ecosostenibilità e al risparmio energetico inizia a incuriosire e a diffondersi anche in Italia un nuovo modo di abitare.

Il cohousing, una forma residenziale collettiva che coniuga abitazioni private e servizi condivisi, basata su  rapporti di vicinato più stretti e solidali di quelli che siamo abituaati a vivere oggi, ha visto i suoi esordi in Scandinavia a metà del secolo scorso per diffondersi non solo nel Nord Europa ma anche in Gran Bretagna, Usa, Australia e Giappone. Alcuni esempi di cohousing sono presenti anche in Italia, dove esiste una rete nazionale e sono attivi diversi gruppi, più o meno strutturati, impegnati nel proporre questo nuovo modo di concepire l’abitare e il coabitare.
Cio che caratterizza le comunità di cohousing – di solito costituite da venti o trenta nuclei famigliari – è l’attività di progettazione partecipata che riguarda sia la costruzione degli edifici, che dovrebbe andare incontro a esigenze di condivisione, di facilitazione delle relazioni sociali e di semplificazione delle attività quotidiane, sia la gestione del tempo, dei servizi e degli spazi condivisi. A seconda delle competenze e degli interessi dei cohousers vengono divisi i compiti e le responsabilità di manutenzione di stabili e strutture mentre le decisioni vengono sempre prese collettivamente.

La comunità di cohousers appronta autonomamente secondo le proprie esigenze i servizi e le attività riconosciute come necessarie, ma nella maggior parte dei casi le esigenze di cui si fa carico riguardano la sorveglianza dei bambini, l’assistenza agli anziani o ai disabili, l’amministrazione o la portineria. Inoltre a seconda degli interessi e delle esigenze degli abitanti si può provvedere a costruire e gestire spazi dedicati ad attività teatrali, ludiche, sportive e culturali.
Oltre al vantaggio di vivere in una comunità in cui le relazioni sociali e la solidarietà diminuiscono fortemente il rischio di solitudine e di esclusione sociale dei membri, per chi compie questa  scelta esistono vantaggi anche su un piano economico: attraverso un utilizzo condiviso certi beni e  servizi dai costi proibitivi diventano accessibili e fruibili per tutti, mentre acquistare beni di consumo collettivamente porta ad un risparmio altrimenti impossibile.
C’è poi il non trascurabile aspetto della sostenibilità: le comunità di cohousing nascono nella maggior parte dei casi con l’intento di adottare e condividere stili di vita ecosostenibili, evitando gli sprechi e l’eccessivo dispendio energetico, gestendo per quanto possibile la produzione dell’energia sfruttando le fonti rinnovabili disponibili.

Se a Modena ancora non esiste una rete di cohousing, nella vicina Bologna l’associazione E/co-housing nata meno di un anno fa, si è impegnata attivamente per dare impulso a questa nuova strategia abitativa coinvolgendo l’Amministrazione nell’individuazione di edifici industriali o agricoli da ristrutturare, valorizzando l’area nella quale si trovano e sperimentando forme di socialità intergenerazionale e inclusiva. (Nadia Luppi)

Per saperne di più:

Rete nazionale per il cohousing
www.cohousing.it
E/co-housing
www.cohousingbologna.org