“Da cosa nasce cosa e non sto mai ferma!” La storia di Graziella

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«Chi mi conosce, sa che non posso stare ferma e con mio marito Michele ho iniziato a collaborare con i Servizi sociali come famiglia affidataria nel 2003, dopo cinque anni dal trasferimento da Modena a Medolla, dove viviamo».

di Laura Solieri

Graziella Zacchini, 49 anni, è un fiume in piena: lavora nel biomedicale presso la B.Braun Avitum Italy di Mirandola e nel tempo libero è coordinatrice del neonato emporio sociale Cortile Solidale di Medolla e volontaria di diverse realtà.

«L’esperienza con i Servizi sociali mi ha fatto scoprire indirettamente un mondo, quello del volontariato sociale, a cui mi sono appassionata, tanto da diplomarmi nel 2012 come dirigente di comunità per poi fare un master all’università di San Marino come tutor dell’apprendimento per ragazzi con difficoltà specifiche di apprendimento. Sono stata volontaria Aid (Associazione italiana dislessia) di Modena e poi coordinatrice Aid Emilia-Romagna dal 2010 al 2015».

Graziella racconta che il contatto con ragazzi in fragilità e con le loro famiglie le ha aperto un mondo: «L’esperienza dell’affido mi ha dato molto di più di quanto abbia dato io. Ho imparato ad accettare e a non giudicare, perché prima devi vivere la realtà dell’altro e poi forse sei in grado di comprenderne, anche se non ne condividi, le scelte.

Da cosa nasce cosa: il gruppo Caritas di Medolla nel terremoto del 2012 aveva iniziato un bellissimo percorso di formazione con la Caritas piemontese; così sono arrivata nel mezzo di un meraviglioso gruppo inclusivo che stava facendo un percorso di rete tra le Caritas della Bassa Modenese e alcune associazioni sociali locali.

Il percorso ha costruito dei rapporti e delle amicizie sempre più ampie, che alla fine si sono concatenate e ampliate da paese a paese. L’emporio sociale è nato così e oggi a poco più di un mese dalla sua inaugurazione siamo entusiasti».

Graziella non si ferma qui perché è anche volontaria del Porto di San Felice con cui collabora ad un progetto con i servizi minori di accoglienza. «Tutta la mia esperienza è sempre stata una casuale concatenazione di eventi che sono stati un arricchimento umano e che hanno buttato le basi per un altro progetto – sorride Graziella – Chi passa da casa mia, dice sempre che sembra di stare in una comune! Non è una casa perfetta, è spesso caotica ma sempre aperta, senza barriere. Ho deciso da anni che la carriera lavorativa non poteva essere così appagante come quella di vivere con i miei ragazzi e poco importa se la mia casa non è perfetta.

Sono felice dei successi non miei ma di quelli dei giovani che ho conosciuto: chi ha raggiunto la laurea ed un lavoro, chi nonostante i muri della dislessia va avanti nel suo percorso, chi semplicemente ha trovato un posto dove rifugiarsi anche solo per un po’, prima di uscire di nuovo nel mare in tempesta di una società molto turbolenta». Il primo affido di Graziella è stato determinante in tutto: si è trattato di un ragazzino adolescente del Marocco, che era in Italia da solo tre anni, faticava a studiare e aveva gli occhi pieni di rabbia e di dolore.

«Questo ragazzo si è laureato un anno fa a Reggio Emilia in Economia e gestione d’impresa ed è stato assunto nel posto a cui ambiva e per il quale ha studiato – dice raggiante Graziella – Per lui, abbiamo condiviso con i suoi genitori tappe durissime, divergenze di opinioni e di vita, ma alla fine non sono mai mancate la stima e il rispetto che hanno portato a questa società un giovane equilibrato e socialmente attivo.

Termino con una frase di Jimmy Dean che coglie il senso dei ragazzi e delle famiglie in fragilità sociale: ‘Non posso cambiare la direzione del vento, ma posso spiegare le mie vele in modo da giungere sempre alla mia meta”.