Pavullo in campo per il Venezuela

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Oggi il Venezuela vive una delle emergenze umanitarie più catastrofiche della storia del paese. La violazione di massa dei diritti umani va avanti da anni, semplicemente perché mancano cibo e farmaci.

di Laura Solieri

I prezzi nei supermercati cambiano letteralmente dalla mattina al pomeriggio; per dare qualche numero, ci sono 40mila pazienti malati di cancro senza chemioterapia, 70mila con l’Hiv che non hanno antiretrovirali e circa 3mila persone sono morte tra il 2017 e il 2018 per mancanza di dialisi.

Tutti i giorni in Venezuela muoiono persone per mancanza di ipertensivi e il 94% dei venezuelani non hanno uno stipendio per pagare la cesta alimentare né le utenze. “Tutto ciò ha portato all’emigrazione di più di 3 milioni di venezuelani – spiega Angela Arboresi, 52 anni, presidente dell’associazione Venezuela Viva Onlus di Pavullo –  L’emigrazione più importante si conta nella frontiera con la Colombia che ad oggi assiste circa 1,5 milioni di disperati con l’aiuto economico degli Usa, mentre altri hanno continuato la strada a piedi verso il Perù, Ecuador, Cile e Argentina.

Potete immaginare la disperazione delle persone che si azzardano a fare una camminata del genere: vengono chiamati “Los Caminantes”.

Oggi i venezuelani sono tutti poveri; più del 33% dei bambini compresi tra 0 e 2 anni hanno problemi di ritardo nella crescita, a causa di una denutrizione cronica che inizia dalla gravidanza.

Ed è qui che Venezuela Viva Onlus ha rivolto il suo operato come associazione italo-venezuelana per la difesa dei diritti umani. “Oggi portiamo avanti un bellissimo progetto per bambini e famiglie in grave stato di denutrizione con l’associazione Mapani in Venezuela – spiega Angela – Cerchiamo inoltre di allargare il nostro raggio di copertura a due piccole Case di Cura che ospitano una cinquantina di anziani, che soffrono della mancanza di assistenza.

Qualche mano cerchiamo anche di darla a Caracas, dove la Chiesa della Chiquinquirá fornisce al sabato circa 600 pasti ai poveri che vivono nelle strade”. Figlia di padre bolognese e madre venezuelana, Angela ricorda quando nel 1998 Chavez vinse per la prima volta le elezioni: “La sua retorica di uguaglianza non coincideva con le sue dichiarazioni circa il fatto che noi figli di stranieri non avevamo diritto di dire cosa si doveva fare in Venezuela e che se non ci piaceva così, facevamo meglio ad andare via.

Lui diceva ciò che il popolo voleva sentire, ma io non riuscivo a credergli. Non capivo come una persona che aveva usato le arme del popolo per uccidere il proprio popolo pur di raggiungere il proprio scopo, avrebbe fatto qualcosa di buono.

Non condividevo le situazioni che si viveva in Venezuela e mio marito la pensava uguale. Così abbiamo optato per l’Italia. Credo che uno dei dolori più grandi che ho vissuto è stato proprio quello di non aver avuto torto: oggi il Venezuela è stato distrutto, i diritti di cui tutti gli esseri umani devono godere sono nelle mani di un governo usurpatore. Per questo sono in Italia, perché sapevamo che sarebbe andata a finire così”.

Per sostenere l’associazione e il Venezuela: Banco BPM    IT81 Q 05034 66920 000000009052. Per informazioni. venezuelavivaonlus@outlook.it;venezuelavivaonlus@gmail.it